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Cronaca
LE INCHIESTE

Anziani convinti a firmare testamenti nei letti d’ospedale, due notai indagati

La pg della Guardia di finanza indaga sui casi di circonvenzione d’incapace dentro le rsa

Soli, malati, costretti a letto. Nella stanza di un reparto che, a forza di viverci, diventa una casa. Sono molti gli anziani che per mesi risiedono in un ospizio o in ospedale. Sono sorvegliati da medici, infermieri e oss, ma solo per alcune ore al giorno. Spesso non hanno nessun familiare che si prenda cura di loro. In questi contesti, anche se sembrano protetti, capita che si introducano persone pronte a tutto. Anche a raggirare dei malati indifesi, facendosi intestare case e conti. Sono molti i casi di circonvenzione d’incapace su cui indaga la procura. E a volte il reato si consuma direttamente al capezzale della vittima. In senso letterale. La persona che circuisce l’anziano, complice il notaio – e la disattenzione dei sanitari – fa sì che firmi la procura o il testamento dal proprio letto da degenza. Raramente la vittima comprende quanto avviene. Sono stati tre, nell’ultimo periodo, i casi simili, che vedono tra gli indagati anche dei notai. Uno è coinvolto con una badante per avere fatto firmare un testamento a una coppia di anziani che viveva in una rsa. Un secondo professionista è stato rinviato a giudizio per un caso analogo, ed era al centro di un altro procedimento, già chiuso, che riguarda una vittima sopravvissuta sia alla malattia che al raggiro. Si tratta di una ricca vedova di Torino, nata nel 1937, ricoverata per un’ischemia nel 2019 all’ospedale Mauriziano.

Originaria di Rivoli, due matrimoni alle spalle con facoltosi imprenditori, la signora, che viveva in una casa d’epoca in via Cernaia, era nota per la sua prodigalità. Spesso aiutava in maniera disinteressata studenti che venivano da fuori città, ospitandoli in una delle sue proprietà. La vedova aveva donato al domestico un immobile in via Livorno, alla figlia della custode una mansarda a Torino e ai due giovani guardiani della sua villa a Pantelleria l’intera proprietà. A un certo punto, si era avvicinato a lei un commercialista. La donna si era da subito fidata di quell’uomo che appariva piacente e gentile. Tanto da firmare, nel periodo in cui, a causa dell’ischemia, era costretta a soggiornare (per mesi) in un reparto del Mauriziano, una procura speciale per lui. L’atto venne siglato sul suo letto d’ospedale, alla presenza di un notaio, poi finito indagato col commercialista.

Quest’ultimo, non appena ottenuta la procura, si era versato, dal conto della signora, oltre 30mila euro in poche settimane. Un mossa alquanto sospetta per la pg della procura della Guardia di finanza, che su segnalazione della banca, aveva avviato un’inchiesta, coordinata dalla pm Giulia Marchetti. Anche l’avvocata della vedova, Monica Regaldo, si era attivata per tutelarla. A colpire gli investigatori era stata la diagnosi con cui i sanitari avevano dimesso la signora: «deterioramento cognitivo in vasculopatia cerebrale». Se l’anziana non era lucida – è la domanda che si era posta la pg della finanza – perché qualcuno aveva permesso, notaio compreso, che firmasse l’atto? L’indagine, complessa anche perché in quel periodo arrivò la pandemia, è stata archiviata per assenza di prove sufficienti. Ma la procura ha segnalato il caso al giudice tutelare, che ha revocato la procura al notaio e nominato un amministratore di sostegno, rendendo nullo l’atto. La pm ha inoltre segnalato il notaio all’ordine. Quest’ultimo è stato rinviato a giudizio, sempre per circonvenzione d’incapace, riguardo a un secondo caso, su richiesta della pm Barbara Badellino.

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