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Il Borghese

Anno nuovo scuola vecchia

 Anno nuovo e scuola vecchia. Amaro a dirsi, ma drammaticamente vero. Scuola vecchia perché tanti edifici perdono i pezzi o necessitano di interventi urgenti.

Scuola vecchia anche perché incapace di rinnovarsi, al di là delle riforme ministeriali o degli aggiusta- menti di chi viene dopo. E, quando le innovazioni arrivano, ci si sofferma troppo sul “come” anzichè sul “cosa”, dunque sulla maniera  in cui si fa lezione e non sugli argomenti che vengono insegnati.

Sarà anche una bella suggestione quella dei tablet o delle lavagne elettroniche (ammesso che ci siano e possano funzionare), ma se in cattedra c’è un incapace, che non sa rapportarsi né con gli studenti né con il proprio ruolo, allora è tutto inutile.

Volenti e nolenti, tra tante parole anche inutili su programmi, mense, organizzazioni e via discorrendo, il ruolo fondamentale è ancora quello dei professori, soprattutto quelli capaci e motivati, o più abili a sopravvivere a tutto ciò che il sistema può escogitare per mettergli i bastoni tra le ruote o trasformarli nei veri ripetenti della nostra scuola che non boccia più nessuno, obbligati ad andare avanti giorno dopo giorno sempre allo stesso modo, perché tanto nulla si può cambiare.

Alla nostra scuola non servono mar- tiri o eroi che paiono procedere a dispetto delle avversità: ci serve la normalità, la pianificazione, di modo che sia sufficiente, ogni tanto, aggiornare e rinfrescare un po’ i programmi (come le App di un tablet), senza le rivoluzioni del ministro di turno.

Twitter @AMonticone

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