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Anniversari felici

Oggi sarebbe l’anniversario di nozze dei miei genitori. Era il 1943, mio padre aveva 38 anni e mia madre 29. Matrimonio travagliato: dieci anni di rapporto clandestino perché a nonna Nora mio padre non piaceva, non essendo né laureato né nobile. Così mia madre aveva escogitato un trucco: si era fidanzata ufficialmente con un medico, Nando, che sapeva della tresca e accettava di non toccare il boccio: in cambio poteva uscire con una donna bellissima e corteggiata da tutti, facendo un figurone. Ma gli anni passavano, e i due colombi si dovevano sempre vedere di nascosto. Persino nonno Manlio, dopo aver conosciuto papà, aveva provato a convincere nonna Nora: “per me Enrico sarebbe un ottimo marito, è serio, onesto, colto, brillante, guadagna bene…” Niente da fare. Poi zio Gualtiero, il fratello di mia mamma, andò in Russia con gli alpini. Ne morirono 100mila, nella ritirata. Non si avevano notizie, lui poteva essere fra quei morti… mia nonna era magonata. Un giorno sorprese mia madre che piangeva piano leggendo una lettera di mio papà, e il suo cuore di mamma prevalse: “ma at pias tant col Enrico?”– “Sì, mamina”– “E alora pìjtlo”. Per paura che cambiasse idea tutto fu pronto in una settimana. Erano a Laigueglia. In chiesa sul calesse (la chiesetta di Capo Mele) col codazzo di amici in bici, e bicchierata sul terrazzo della villa con le paste. Introvabili, le paste, nel ‘43, ma Balzola aveva detto: “Se mi procurate farina, uova e burro, ve le faccio”. E con la borsa nera bignola fu. Fecero in tempo ad andare in viaggio di nozze a Roma col “treno degli sposi” del Fascismo (tariffa stracciata). 10 mesi dopo nasceva mio fratello Federico e due anni dopo io.
collino@cronacaqui.it

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