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Angeli arrabbiati

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Vogliono candidare al Nobel per la pace i medici e gli infermieri che lottano contro il Covid. Da un amico chirurgo ho appreso un po’ di cose che vale la pena divulgare. Per esempio che quando lui opera in urgenza di notte per salvare magari la vita di qualcuno, percepisce sette euro netti all’ora. Meno di una lavascale. Che lo stipendio dei medici ospedalieri italiani è il più basso d’Europa (e poi ci stupiamo che i nostri laureati vanno all’estero). Che ci sono carenze d’organico paurose, ma non si assume, causa tagli alla sanità. Così si fanno turni massacranti e si tagliano i riposi in barba alle normative europee (e infatti la Ue ci multa regolarmente) perché lo Stato preferisce pagare le multe piuttosto che assumere. Che gli straordinari non vengono pagati (la legge Bindi ha equiparato i chirurghi ai dirigenti), ma vanno solo su un monteore recuperabile con ferie, che però scade su base annua e quasi sempre va perso per le carenze d’organico di cui s’è detto. Che il contenzioso legale sanitario (cause per presunta malasanità) in Italia è altissimo perché ci sono pool di avvocati che offrono su Internet tutela legale gratuita contro metà del risarcimento in caso di vittoria. Costo zero anche in caso di sconfitta, perché il malato che perde non deve risarcire il medico ingiustamente accusato. Per questo i medici si assicurano di tasca loro, pagando le polizze più alte d’Europa. Questo sistema causa al SSN costi enormi in “medicina difensiva” perché è meglio prescrivere un esame inutile in più che rischiare di finire davanti a un magistrato. E ce ne sarebbe ancora. Capite adesso perché un Nobel per la pace (lo stesso dato a Obama…) sembra ai medici una presa per i fondelli?

collino@cronacaqui.it

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