Fonte: Depositphotos
Il Borghese

Andiamo sempre peggio

Piove sul bagnato. E il Piemonte, Torino in testa, si appresta a vivere un 2020 che comincia peggio di come è finito l’anno scorso. Alla perdita di 25mila posti di lavoro nelle fabbriche, si aggiunge il costo salatissimo delle imprese, piccole e medie che hanno chiuso i battenti con una ricaduta di altre migliaia di occupati, mentre il piccolo commercio soffre un’agonia che, solo nel 2019, ha visto soccombere oltre 800 attività. Esattamente il dieci per cento delle vetrine che hanno spento le luci sulla strada in un decennio. L’analisi, impietosa, viene dai numeri messi in fila da Unioncamere che fotografa una crisi che appare ormai senza fine. E che nei grafici mostra una parabola discendente a partire dal 2002, a cui non si oppone certo il numero delle nuove imprese che hanno trovato il coraggio di misurarsi con il mercato. Dunque l’imperativo è quello di costruire, da subito, un argine a questa moria mettendo in campo le istituzioni, le associazioni d’impresa, le fondazioni bancarie e gli istituti di credito. Una task force che tuttavia stenta a decollare anche per i tanti, troppi tavoli di crisi che ormai occupano quotidianamente le pagine dei giornali: dall’Embraco alla Mahle, tanto per citarne due. Conforta che il commercio abbia cominciato a far sentire la propria voce alla politica con la richiesta di tagliare le imposte comunali e dare sostegno ai negozi di vicinato in contrapposizione al proliferare dei centri commerciali. Ma manca e appare evidente dai numeri, la regia di un’emergenza che pone il Piemonte in una situazione subalterna alle altre regioni. E non solo a quelle del nord.

fossati@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo