Fiat
Il Borghese
EDITORIALE DEL GIORNO

Ancora altro sale sulle nostre ferite

Mentre Margherita Agnelli va all’assalto della cassaforte di famiglia, la società Dicembre, voluta dall’Avvocato per racchiudere i tesori del suo impero industriale, chiedendo ai figli di fare chiarezza sui dividendi e sull’amministrazione di questa ostrica satura di quattrini e di potere, Torino che è stata la culla del potere Fiat soffre un altro sgarbo. O meglio avverte che la mano di Stellantis si prepara a versare altro sale per far bruciare ancora di più la ferita inferta con lo scippo della grande fabbrica delle batterie per le auto elettriche. Il gruppo Peugeot con cui John Elkann si è unito in un matrimonio di interesse finanziario, ma scarsamente orientato a fare ancora impresa, va dritta al proprio scopo che è quello di ridurre sempre più il numero di operai e impiegati negli stabilimenti torinesi. E pare lo faccia con il beneplacito di accordi governativi poi ratificati dalle parti sindacali. Per favorire almeno 800 esuberi , pardon prepensionamenti incentivati, sia a Mirafiori che alla Maserati di Grugliasco, a cui si aggiungeranno a settembre dipendenti delle Meccaniche, delle Presse, della Costruzione Stampi. E poi ancora di Teksid e della Tea di Grugliasco, in attesa di sfoltire anche gli Enti Centrali, vero cuore della vecchia Fabbrica Italiana Automobili Torino. Quanto basta per far temere alla Uilm il prodromo di un autunno caldo che potrebbe diventare rovente quando i problemi – per altro già annunciati con lettere agli storici fornitori del Gruppo – si rovesceranno sulle aziende dell’in – dotto che dall’oggi al domani vengono chiamate a riduzioni dei prezzi sulle forniture e a pesanti ristrutturazioni dei propri impianti. Con la scure dei licenziamenti che incombono dopo il blocco imposto dal Covid. Che accadrà a Torino e al suo prezioso circuito industriale? La domanda cade nel nulla e il gioco resta nelle mani del quarto colosso mondiale dell’auto, purtroppo a trazione francese.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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