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VIA GERMAGNANO

Anche le monache si arrendono. Via dal campo nomadi per i fumi

Le suore Luigine lasciano le baracche per rifugiarsi dalle consorelle

Dieci giorni fa avevano lanciato l’ultimo avvertimento, spiegando che in caso di ulteriori incendi si sarebbero trasferite definitivamente. Lasciando quel campo nomadi, ormai ostaggio dei veleni. La promessa, alla fine, è stata mantenuta perché le suore laiche residenti all’interno dell’insediamento regolare hanno abbandonato, ieri mattina, la loro unità abitativa. Secondo le prime indiscrezioni a causa della invivibilità all’interno del campo e per colpa dell’inquinamento. Le suore Luigine, tuttavia, hanno vissuto per molti anni tra i rom di via Germagnano e i sinti di via Lega, «per testimoniare – si legge sulla loro pagina web – che Dio non ha preferenze di persone e ama tutti i suoi figli».

La loro abnegazione per le popolazioni nomadi, però, non è stata sufficiente a mettere la parola fine agli incendi. Così le due anziane religiose hanno scelto di aggregarsi alle consorelle di via San Secondo, appartenenti al loro stesso ordine. Il trasferimento, rapido, non può non nascondere un problema di convivenza già palesato negli ultimi anni dai volontari dell’Enpa, dai lavoratori Amiat e dai molti residenti del quartiere Rebaudengo.

Qualcosa, forse, cambierà verso fine mese quando il nuovo regolamento per i campi nomadi, attualmente in fase di elaborazione, verrà ultimato e presentato in circoscrizione Sei. Rispondendo così ad un appello lanciato proprio dal centro civico di via San Benigno, dopo l’allontanamento dei militari in favore dell’ex Moi che ha trasformato di nuovo via Germagnano in una polveriera. Sicurezza, fumi, percorso di superamento dei campi alcune delle principali questioni sollevate all’amministrazione. Mentre i comitati hanno recentemente chiesto aiuto al prefetto, nella settimana in cui la procura ha affidato all’Arpa il compito di effettuare un monitoraggio quotidiano, con centraline fisse, in via Germagnano.

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