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Cronaca
IL REPORTAGE. Tra i contadini e i mugnai di Casalborgone

Anche il grano ha sete: «si anticipa il raccolto ma il 30% è già perso»

La “filiera” del Monferrato combatte contro la crisi idrica: «E la rete del nostro acquedotto perde otto litri su dieci»

A colpo d’occhio il campo di grano al confine tra San Sebastiano Po e Casalborgone sembra decisamente rigoglioso. Non si direbbe, ma anche qui la produzione si è ridotta del 30% a causa di una stagione così arida che, pur non condannando al macero l’intero raccolto, ha costretto i coltivatori ad anticipare la raccolta di circa due settimane. Eppure, un esperto osservatore non avrebbe alcun dubbio nel confermare come anche queste spighe, all’apparenza così alte, stiano pagando il prezzo di una siccità anomala, mai conosciuta negli ultimi anni.

«Il grano, se c’è la neve in inverno, non richiede tanta acqua, ma l’effetto di stagioni così secche lo si può notare subito e dalla linea di semina, ancora perfettamente visibile, quando in una annata normale avremmo avuto una campo così ricco e fitto da coprirla» spiega Andrea Basso, 35 anni, coltivatore di una delle poche realtà che in Piemonte stanno resistendo agli effetti del cambiamento climatico e delle stagioni: con un progetto di filiera che passa dal campo alla panetteria coinvolgendo venti aziende del Monferrato. È il “Gran dij Bric” una iniziativa nata nel 2016 che è arrivata a superare fino a 6mila quintali a raccolto su colline che, ormai da anni, pagano anche lo scotto di una rete idrica dell’acquedotto più che vetusta.

«Abbiamo perdite fino all’80%: ogni dieci litri d’acqua almeno otto si perdono nel percorso» denuncia il sindaco di Casalborgone, Francesco Cavallero. Cifre che non tornano al presidente di Smat, Paolo Romano, il quale proprio nei giorni scorsi ha ricevuto le ultime autorizzazioni per il piano di riqualificazione a cui lavora da anni. «Almeno due solo per le pratiche e la burocrazia» puntualizza Romano, annunciando che una volta aperto il cantiere basterà un anno e mezzo a rimettere in sesto il chilometro di rete idrica ereditato dal vecchio acquedotto monferrino. «Però le perdite non superano il 34%» assicura il presidente.

«Per fortuna il grano non richiede molta acqua, ma il problema della siccità lo abbiamo accusato, eccome» sottolinea il vicedirettore di Coldiretti Torino, Giancarlo Chiesa. «Siamo in ritardo di una settimana rispetto alla normalità della trebbiatura re e anche il prezzo è aumentato, ma per via di una speculazione che funziona esattamente come per i titoli in borsa. Il prezzo del grano si fa a Chicago e quest’anno si parla di 370 euro a tonnellata per via della guerra. Lo scorso anno arrivava a 215 euro».

Un problema che tra questi “bricchi” cercano di risolvere unendo le forze e valorizzando ogni anello della catena, dalla semina alla panificazione passando dal “molino” in cui non si sono mai perse le antiche tradizioni dall’asciugatura dei chicchi alla selezione delle farine. «Il nostro progetto – aggiunge la presidente di Coldiretti a Casalborgone, Ornella Cravero – vuole valorizzare l’agricoltura in collina e vuole puntare su tutta la filiera, non soltanto sul grano. Può aiutare tanto il nostro territorio, come altri, a diventare autosufficienti per tutto ciò che concerne la farina. E di questi tempi, con le difficoltà che conosciamo, non è una cosa da poco».

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