IL CASO

Anche i Comuni contro i lupi: «La Regione ora intervenga»

Una lettera per chiedere di «confrontarsi e prendere in mano il problema»

«La presenza dell’uomo in montagna è a rischio. La Regione deve prendere in mano il problema della gestione lupo e non appiattirsi su posizioni pseudoambientaliste, senza confronto costruttivo con il mondo rurale». Questo è il senso di una dura lettera partita dal Comune di Villar Pellice e sottoscritta anche da Bobbio Pellice, Rorà, Bibiana, Unione montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, Elva, Cartignano, Coldiretti, Cia e Arema (Associazione regionale malgari)Il documento nasce da un incontro del 2 ottobre, che aveva già fatto discutere, perché i partecipanti avevano chiesto che il lupo perdesse lo status di «specie iperprotetta».

Il problema nasce dalla convivenza tra pastori e l’animale selvatico, protagonista di predazioni alle loro greggi. Il timore dei sindaci è che la montagna si svuoti perché non si può lavorare in sicurezza. Una visione che contrasta con quella ambientalista, che sostiene la bontà della presenza del lupo e invita a percorsi di convivenza, che non prevedano battute di caccia selettive. Battute che, invece, chi opera in montagna richiede.

La lettera è stata inviata alla Regione, al ministero dell’Ambiente, a quello dell’Agricoltura, all’Uncem e ai parlamentari nazionali ed europei dei territori. A replicare per la giunta piemontese è il vicepresidente Fabio Carosso«Non è vero che non ci stiamo interessando al problema, continuiamo a lavorare perché il Piano di gestione del lupo venga approvato nella Conferenza Stato-Regioni e il via libera dovrebbe arrivare nelle prossime settimane». Il quale ribatte alle accuse di «non gestione del problema lupo»: «Una gestione in Italia c’è, anche se va migliorata. Ma i risultati mostrano che, rispetto alla Francia, abbiamo più lupi, ma molte meno predazioni».

CONDIVIDI
TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE
loop-single