I RACCONTI DI LEE CHILD

Anche a 13 anni è sempre Jack Reacher, che si tratti di bulli o del “Figlio di Sam”

La giovinezza dell’ex militare errante

Una persona sensata porta una pistola a una rissa con i coltelli. Reacher porta una bomba all’idrogeno. Ecco, questo è Jack Reacher, l’antieroe giustiziere errante creato da Lee Child e lo riconosciamo bene, noi appassionati, in questa descrizione che ne fanno in famiglia: la curiosità è che ha solo tredici anni. E tutti, anche padre, madre e il fratello maggiore, lo chiamano già solo così: Reacher. E nessuno sa perché.

“Sempre io, Jack Reacher” (Longanesi, 16,90), la nuova raccolta di racconti inediti in Italia, arricchita dalla copertina realizzata da Robero Recchioni di Dylan Dog, ci presenta Reacher giovane, Reacher prima di Reacher. Lo vediamo sull’isola di Okinawa al seguito del padre marine, poi a sedici anni in gita a New York dove trova il modo, nel corso di una infernale notte di caldo e blackout, di mettere al tappeto un mafioso, rimorchiare una ragazza, aiutare un’agente dell’Fbi e individuare e segnalare alle autorità il serial killer “Figlio di Sam”. Niente male per una notte. Il tutto a suon di gran sganassoni, di quella sua logica inappuntabile tesa solo a risolvere i problemi. E lo troviamo anche giovane ufficiale di polizia militare in un caso al Campidoglio. Ma soprattutto, anche giovanissimo, lo vediamo a un certo punto, concluso tutto, alzare il dito e fare l’autostop. Un anticipo di futuro.

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