Foto: Depositphotos
Buonanotte
EDITORIALE DEL GIORNO

Amor che muove il cielo

Guardando il cielo stellato dopo una tersa giornata di vento come ieri mi sono sorpreso a fare un ragionamento strano. Sapevo che stavo vedendo stelle che non ci sono più e immaginavo anche che intelligenze aliene da qualche remota nebulosa potrebbero in teoria osservare il nostro pianeta sapendo che scomparirà prima del loro. Immaginavo anche, attribuendo un sentimento umano al creato, che quello potrebbe essere un dispiacere, per l’alieno. In un universo magico in cui la materia potesse pensare e amare – mi dicevo – gli alieni forse non vorrebbero la terra sapendo che non potrebbero amarla abbastanza a lungo. Lo stesso penserebbero le montagne guardando gli alberi che crescono sulla loro pelle: “vivranno al massimo mille anni, meglio non affezionarci”. Anche gli alberi direbbero lo stesso degli uomini: “ci fanno vivere e morire, ma la loro esistenza è molto più breve della nostra, loro passano e noi restiamo”. L’uomo, poi, questo pensiero lo fa da sempre, per esempio sui cani: “non lo voglio perché poi mi ci attacco e so che morirà prima di me”. E il cane potrebbe farlo con una pulce simpatica, e la pulce con uno dei tanti batteri che ospita. Ma se tutti avessero rinunciato da sempre ad ospitare, cioè a dare amore senza chiedere nulla in cambio, l’universo sarebbe senza batteri, pulci, cani, uomini, alberi, montagne, pianeti e alieni. Un arido nulla. Il batterio ha bisogno della pulce per vivere, la pulce del cane, il cane ama l’uomo che si occupa di lui, l’uomo vive e respira solo grazie agli alberi, gli alberi si nutrono della terra. E la terra? Lei guarda il firmamento con gli occhi commossi di un cavorettese dalla barba bianca. Tutto a posto. Era solo Barbera.

collino@cronacaqui.it

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo