mamma giorgio munteanu
Cronaca
LA SENTENZA

Ammazzato a 15 anni, pagherà lo Stato. I due killer sono già fuori dalla galera

La mamma di Giorgio Munteanu: «Sognavo di diventare nonna. Vivo l’ergastolo del dolore»

Sono passati dodici anni dal giorno in cui il 15enne Giorgio Munteanu venne accoltellato alla gola per una sigaretta negata. L’omicidio di via Vibò ha devastato la vita di una famiglia e scosso le anime della nostra città. Ora, a pagare un risarcimento «equo ed adeguato» ai genitori, che hanno perso l’unico figlio, sarà lo Stato. Lo ha stabilito la corte di Cassazione – terza sezione civile – che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso presentato dai legali dello studio Ambrosio e Commodo, rigettato in precedenza dal tribunale e dalla corte d’Appello di Torino. A stabilire a quanto ammonterà il risarcimento, sarà la corte d’Appello, a cui la Cassazione ha rinviato la questione per competenza. «È una sentenza molto importante – ha spiegato l’avvocato Gaetano Catalano dello studio Ambrosio e Commodo – perché manda un segnale chiaro al legislatore e lo invita, tra le righe, ad adeguare la normativa nazionale agli obblighi dati dalla direttiva Ue. Ora auspichiamo che a breve il legislatore ne prenda atto e provveda ad incrementare i risarcimenti, che ad oggi sono abbastanza ridicoli per le vittime di reati intenzionali violenti». «Ad oggi infatti – prosegue il legale – in caso di lesioni gravissime, come in caso di tetraplegia, il riconoscimento è di 25 mila euro, in caso di decesso di 50 mila euro e in caso di omicidio in ambito familiare di 60 mila euro, il massimo dell’importo ad oggi riconosciuto dalla legislazione nazionale». «Sono somme, evidentemente, inadeguate che dovranno essere rivalutate sulla base della pronuncia della Cassazione», conclude il legale.

«È una sentenza importantissima – ha aggiunto l’avvocato Renato Ambrosio – noi ritenevamo che i genitori potessero avere un risarcimento dalla morte del figlio ucciso per una sigaretta perché ci basavamo su norme comunitarie a cui il nostro Paese non si era adeguato. La Cassazione ha avuto la possibilità di entrare nel merito riconoscendo la fondatezza del nostro diritto, ha dato indicazioni per il risarcimento aprendo una strada molto importante».

Ad uccidere il quindicenne erano stati due fratelli di 17 e 26 anni, Catalin e Cosmin Jitaru. Il minore ha finito di scontare la pena (12 anni di reclusione) nel 2019. Il maggiore invece, ristretto al carcere di Porto azzurro sull’isola d’Elba, uscirà definitivamente nel 2023, ma già da tempo è semilibero. Difeso dall’avvocato Maurizio Pettiti, il maggiorenne era stato condannato a 16 anni in appello. Il fratello minore, assistito dall’avvocato Marco Zani, a 12 anni.

«Riguardo alla sentenza sono felice ma sono anche triste – dice Elena Ignat, la mamma di Giorgio – triste perché avrei preferito avere mio figlio. La decisione dei giudici è una cosa importante che ci ridà molta dignità e che sarà d’aiuto per molte persone che hanno subito lo stesso danno mio». «Non ho mai mollato – spiega la madre – e mi sono affidata ai legali, ho avuto tanta pazienza. Non ho mai perso la speranza. Ho lottato anche con me stessa in questi anni. Mi sono dovuta fare aiutare psicologicamente, ma sto ancora molto male». «Questa vicenda mi ha catapultata nella solitudine – racconta mamma Elena -non sono più quella di prima e non riesco più a godere delle relazioni umane. Mi manca mio figlio. Avrei preferito vederlo crescere, sposarsi e diventare nonna. Che fosse il bastone della mia vecchiaia. I nostri sogni sono spezzati. E io vivo l’ergastolo del dolore». «Non si sono mai messi in contatto con me i familiari dei ragazzi condannati – dice Elena Ignat – spero che dopo il carcere non siano peggio di prima».

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