Giuseppina Addante e Tomas Scancarello
Cronaca
IL CASO

Ammazzata in casa con una mazza: il nipote condannato all’ergastolo

Massimo della pena a Tomas Scancarello che ascolta il verdetto in videoconferenza

Incredulo, atterrito, quasi paralizzato. Quella dell’uomo che compare sul monitor dei pc accesi nell’aula in cui esce la Corte d’Assise è l’espressione di chi, fino alla fine, era convinto di farcela. Ed è una condanna all’ergastolo quella inflitta a Tomas Scancarello, 42 anni, il primo a sperimentare sulla propria pelle quel divieto di rito abbreviato introdotto per i reati che prevedano il fine pena mai. Come l’omicidio. Che per Scancarello, collegato dal carcere in video conferenza, è aggravato dal fatto che la vittima fosse sua zia.

Lui ha sempre negato di averla uccisa, il suo avvocato, Silvia Alvares, in tre ore di arringa, ha elencato quei passaggi chiave che secondo la difesa avrebbero dovuto portare a un verdetto di non colpevolezza. A partire dalle impronte sull’arma del delitto, una mazza da baseball, mancine (e l’imputato è destrorso), alle impronte delle scarpe (che non coincidono) e al mancato ritrovamento di tracce di dna dell’imputato (sugli oggetti c’è il dna delle zia). Con il verdetto di un processo quanto mai indiziario che è rimasto aperto fino alla fine.

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