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Amelio, il signore delle formiche: «E’ un omaggio, questo film parla di me»

Il regista, reduce da Venezia, ha presentato ieri al Massimo la pellicola con Lo Cascio dedicata alla vicenda omofoba contro Aldo Braibanti

Giornata torinese per Gianni Amelio, che insieme al suo protagonista Luigi Lo Cascio ieri sera davanti all’emozionata platea del Cinema Massimo ha presentato “Il signore delle formiche”, appena passato dalla Mostra di Venezia e positivamente accolto dal pubblico italiano (dopo la prima settimana in sala, le copie distribuite sono addirittura aumentate ed è primo al box office).

«Non ho avuto bisogno di grande preparazione per questo film, è una storia che mi portavo dentro. Sono anche omosessuale come Braibanti, quindi partivo avvantaggiato: è un film che ho fatto su di me e su cose che ho in parte subito anche io», ha spiegato.

La storia è un doveroso omaggio alla figura di Aldo Braibanti, interpretato da Lo Cascio, vittima nel 1968 di un processo per plagio, reo secondo la corte (che poi lo condannò) di aver fatto il lavaggio del cervello al suo giovane innamorato. «È un film molto amaro, duro, militante: non ci sarà un altro processo Braibanti, è chiaro, ma la vera libertà ancora non c’è, in molte situazioni. Due maggiorenni che si amano non fanno alcun delitto».

Lo Cascio ha raccontato come ha costruito il suo personaggio: «Non conoscevo Braibanti prima di questo lavoro, ammetto. Mi sono affidato completamente a Gianni, che mi ha guidato con mano sicura e consapevolezza».

Nel pomeriggio, prima di incontrare gli spettatori, Amelio è stato coinvolto dal Museo del Cinema come testimonial della consegna da parte di Rai Cinema di una raccolta di film d’autore. «Siamo elettrizzati per questa novità, abbiamo scelto 13 titoli molto importanti per noi», spiega il direttore del Museo Domenico De Gaetano. «Film che si aggiungono ai 2 milioni di oggetti che fanno parte del nostro patrimonio e che impreziosiscono il nostro catalogo».

L’ex direttore del Torino Film Festival per quattro edizioni dal 2009 al 2012 è autore anche de “La tenerezza”, uno dei titoli donati. «Sono molto legato a questo film, in cui Elio Germano ha realizzato una delle migliori cose che ho fatto in vita mia», ha commentato. «Sono felice che in questa donazione ci sia anche “Martin Eden” di Pietro Marcello: è l’unico regista italiano ad aver vinto il Tff in 40 anni, ed è successo quando c’ero io».

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