Amedeo Duca d’Aosta
Cronaca
IL VERO EREDE DEI SAVOIA

Amedeo Duca d’Aosta ora riposa a Superga: «Ha servito l’Italia»

I monarchici adesso “incoronano” il figlio Aimone, manager Pirelli per la Russia: «Sarebbe un ottimo capo dello Stato»

Rose rosse e bianche, il berretto della Marina Militare, la corona reale. E, naturalmente, la bandiera con lo scudo sabaudo. Oggetti carichi di significato, quelli posti sulla bara del principe Amedeo di Savoia-Aosta, spentosi ad Arezzo un mese fa e tumulato ieri nella cripta della basilica di Superga. Una scomparsa che ha fatto poca notizia: la morte di Amedeo è avvenuta in sordina. Eppure egli era il quinto duca d’Aosta ed anche il pretendente al trono d’Italia, almeno secondo quella parte del mondo monarchico che, dopo l’infinita polemica tra Vittorio Emanuele ed Amedeo, ha preso le parti di quest’ultimo, forte dell’imprimatur della Consulta dei Senatori del Regno che, in data 7 luglio 2006, aveva dichiarato testualmente che «il capo della Casa di Savoia è il duca Amedeo di Savoia con i relativi titoli e le prerogative ad esso spettanti».

Il sangue reale scorreva nelle vene di Amedeo: tra i suoi avi paterni figuravano Vittorio Emanuele II ed Amedeo I di Spagna; suo padre, Aimone, era stato brevemente re di Croazia con il nome di Tomislavo II. Il piccolo Amedeo aveva sperimentato la tragedia della guerra, venendo imprigionato – ad appena un anno di vita – in un campo nazista nel 1944 insieme alla madre Irene di Grecia e alle cugine Margherita e Maria Cristina. Si sposò due volte: la prima, con Claudia d’Orléans, la seconda con Silvia Paternò Ventimiglia di Spedalotto. Visse in Toscana, rifiutando le sirene della politica e mantenendo un profilo pacato ma allo stesso tempo autorevole. Anche la tumulazione alla basilica di Superga, la necropoli sabauda, si è svolta ieri in modo sobrio, anche se erano presenti le autorità (tra gli altri, Viviana Ferrero, vicepresidente del consiglio comunale di Torino, Davide Ricca, presidente della circoscrizione Otto, il vice sindaco della Città metropolitana, Marco Marocco, il presidente del consiglio regionale Stefano Allasia) e molti esponenti dell’aristocrazia d’Europa.

La Santa Messa è stata officiata dal cappellano della Marina Militare, don Antonio Vigo; presenziavano, in chiesa, la principessa Silvia e il principe Aimone di Savoia-Aosta, figlio di Amedeo, con la moglie Olga di Grecia e i figli, le principesse Bianca e Mafalda con le famiglie, esponenti delle Case d’Asburgo e Borbone. Amedeo è l’ultimo dei Savoia ad essere sepolto nella basilica voluta da Vittorio Amedeo II; a succedergli, anche nel titolo di capo della Real Casa, è il figlio Aimone: «Mio padre – ha commentato – ha servito l’Italia in continuità e questa è una cosa giusta e bella. Sono felice che lo abbiamo portato a Superga che è il posto dove riposano i Savoia. Mio padre aveva chiesto di venire qui accanto ai suoi genitori. A parte la tristezza del momento sono felice di questa cerimonia che per lui aveva un grosso valore».

Aimone, classe 1967, manager del gruppo Pirelli per il mercato russo, è dunque il nuovo volto cui guardano i monarchici della linea aostana. Secondo Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione Monarchia Italiana, Aimone, da sempre estraneo alla lotta politica, «sarebbe un ottimo Capo dello Stato». Per ora, l’unica corona è quella posta sul feretro di Amedeo: un ricordo della grandezza e della gloria di un tempo, quando quella corona non era il vestigio impalpabile e nostalgico dell’Italia che fu, ma la concreta e tangibile realtà di una Italia presente.

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