siamo tutti necessari ambulanti partite iva
Cronaca
IL CONTAGIO ECONOMICO

Ambulanti e Partite Iva strozzati dalle chiusure: «La rabbia esploderà»

Chi non può vendere ha occupato i mercati con banchi vuoti: «Se non ci fanno riaprire da venerdì torneremo nelle piazze»
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Il simbolo della protesta di chi non ce la fa più a vivere di sussistenza, se non tra debiti e prestiti a usura per ripagarli, sono bancali e plance vuote per gli ambulanti nei principali mercati della città, che fanno da contraltare agli stand colmi di merce invenduta di fieristi, venditori e lavoratori autonomi in piazza Vittorio Veneto. Due facce, nemmeno dissimili, dello stesso contagio economico che dopo oltre un anno di inattività, ristori minimi, spese certe e alcun sostegno all’orizzonte, accomuna nello stesso giorno la mobilitazione del Goia e quella dell’Associazione Fieristi Italiana, Partite Iva Libere Piemonte e Luna Park«Se non c’è un cambio di passo, se non arriva subito un segnale per la riapertura, la rabbia rischia di esplodere perché è arrivata davvero al limite» spiega Carlo Nardozzi, presidente degli ambulanti del Goia che oggi incontreranno il prefetto Claudio Palomba per definire i contorni della situazione. «Dal giorno dopo se non cambierà nulla – chiosa Nardozzi – potremmo tornare a montare i banchi vuoti nei mercati e organizzarci in vista di nuove manifestazioni nazionali». La disperazione è tangibile. «Soprattutto per il paradosso che nei mercati sono chiuse solo le attività non alimentari, i cui prodotti però restano in vendita nei supermercati e nei negozi» spiega Riccardo Prochilo a Porta Palazzo. La musica non suona meno triste in piazza Benefica. «Noi vendiamo giocattoli, articoli per bambini – confida Annamaria -. Non vi sembra assurdo che una cartoleria, con la stessa merce possa restare aperta e noi no?». Così anche in corso Cincinnato e via Porpora, oppure a Santa Rita, dove per quasi un ora si è formato un corteo che ha sfilato in corso Orbassano, bloccando per qualche minuto il traffico pur senza provocare disordini. In piazza al fianco degli ambulanti sono scesi anche i colleghi dei negozi. “Siamo tutti necessari”, lo slogan scelto. «Chiediamo solo di tornare al lavoro, non è giusto che non possiamo vendere vestiti, stoffe, libri e prodotti per la casa, mentre alle multinazionali tutto è concesso» si lamentano gli ambulanti Francesco e Michele in piazza Santa Rita insieme con numerosi colleghi. «Da quando non ci sono più i banchi non alimentari anche noi abbiamo perso molti clienti» sottolinea Grazia Giovanna Leardi, che in via Barletta ha un negozio di detersivi. «Anche noi vogliamo tornare al lavoro: assurdo penalizzare solo certe categorie» protesta la parrucchiera Patrizia Bertoldo. Sebastiana, che fa la barista, ha affisso i manifesti della manifestazione nazionale #ioapro sulle sue vetrine del suo bar in via Gorizia. La protesta delle Partite Iva ha riunito anche i fieristi che ieri mattina hanno aperto i loro banchi in piazza Vittorio Veneto. «Non lavoriamo da quattordici mesi e abbiamo esaurito i risparmi» raccontano Alessandro e Viviana, venditori di pentole arrivati da Bra. «I nostri prodotti sono troppo di nicchia e si vendono soltanto nelle fiere» puntualizza Elisa Marando titolare insieme al papà Rocco di un banco di formaggi di fossa. «La nostra categoria è sempre più afflitta da usura, povertà e fame» spiega Serena Tagliaferri presidente di Afi Torino e organizzatrice della manifestazione. «E chi entra nel range dei ristori percepisce appena il 10% dell’incasso – aggiunge Enzo Macrì, presidente di Partite Iva Libere Piemonte -. Se ci vietano di lavorare, chiediamo almeno aiuti concreti».

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo