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Cronaca
IL COLLOQUIO

“Amatrice è ancora sotto le macerie. Solo 87 “casette” su 250 promesse”

Don Savino D’Amelio a quasi un anno dal terremoto che ha devastato il centro Italia

Sentirlo parlare di speranza con il contagocce, quasi calcolando il peso di ogni parola, fa impressione. Perché infondere coraggio a chi ha già perso tutto, convincere a guardare un passo oltre la disperazione, si può dire che sia la sua vocazione. Padre Savino D’Amelio, però, non è uno di quei sacerdoti che si censura di fronte alla tragedia e allo scandalo della sua terra, messa in ginocchio dalla natura e dimenticata dalla politica per cui Amatrice, un anno dopo il terremoto che ne ha cancellato l’abitato e sepolto il centro storico sotto montagne di macerie, non è più una priorità.

«Non so come si possa parlare di ricostruzione quando Amatrice è ancora un cumulo di macerie, una lumaca è più veloce di come procedono le cose dalle nostre parti: ci hanno promesso 250 “casette” e ne abbiamo viste appena 87» racconta il parroco della cittadina in provincia di Rieti che, meno di un anno fa, era alla ribalta dell’attenzione mondiale come un simbolo di solidarietà. «Oggi non ci sono nemmeno i negozi di vicinato, manca l’essenziale e l’abitato si riduce al minimo per dare continuità alla vita di ogni giorno: l’assurdo è che i soldi ci sarebbero ma sono ancora bloccati» continua D’Amelio, costretto a far la spola tra Roma e Ascoli Piceno per celebrare matrimoni, battesimi e funerali della sua gente, sparsa tra la provincia l’Adriatico. 

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