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In Piemonte sono 80mila le persone affette

Alzheimer, ricerca di base e assistenza: se ne parla all’ospedale San Luigi

A Orbassano una conferenza curata dal dottor Fausto Fantò

Di Alzheimer si parlerà questa mattina alle 8,30, nella sala conferenze del Centro regionale antidoping dell’ospedale San Luigi di Orbassano. Il focus sarà la ricerca di base e l’assistenza per fare il punto sullo stato dell’arte della malattia.

Una malattia come l’Alzheimer è una croce per chi viene colpito e costa fatica e soldi anche per i tanti famigliari che se ne prendono cura. Tanto per dare un’idea, per l’80% questi malati vengono seguiti proprio in casa. In Piemonte sono circa 80mila i pazienti che soffrono di una patologia dementigena e il 65% sono malati di Alzheimer. L’incidenza di queste malattie è del 6,4% della popolazione. Secondo i dati italiani della ricerca Censis-Aima, si stima che costi per l’assistenza in Italia superano i 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie, con un costo annuo per paziente di oltre 70mila euro.

«L’invecchiamento della popolazione sta determinando un cambiamento epocale nella epidemiologia con la comparsa di problemi mai affrontati prima» spiega il dottor Fausto Fantò, direttore facente funzione della struttura complessa di geriatria e responsabile del Centro dei disturbi cognitivi e demenze. «L’aumento delle malattie cronico-degenerative e la demenza in particolare, rappresentano oggi la vera sfida per i nostri sistemi sanitari».

La demenza di Alzheimer è caratterizzata da un declino cognitivo progressivo che si sviluppa lentamente ma inesorabilmente lungo tutto il corso della malattia fino alla perdita totale dell’autonomia funzionale con la necessità di essere assistiti anche nelle attività più semplici della vita quotidiana» prosegue il dottor Fantò. «Il termine “Mild cognitive impairment” definisce un declino cognitivo lieve, che deve essere individuato precocemente, in quanto circa la metà di questi soggetti sviluppa una demenza conclamata nel corso dei successivi 3 anni. In assenza di farmaci in grado di modificare la storia della malattia di Alzheimer, l’individuazione di fattori di rischio, come diabete mellito, colesterolo, fattori cardiovascolari, e la attuazione di valide strategie sono in grado di ridurre la prevalenza e l’incidenza della malattia. E’ ormai noto, come i fattori ambientali, come alimentazione scorretta, sedentarietà, stress possono giocare un ruolo importante nello sviluppo della malattia».

 

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