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Economia
IL CASO. A Falchera riqualificati 30 appartamenti su 300

Altro che Superbonus: le banche non pagano e i cantieri si fermano

Imprenditori disperati: rischiano di non riuscire a saldare dipendenti e fornitori. «Lo Stato deve fare qualcosa subito»

Doveva essere l’occasione per recuperare le Torri Falchera, costruite come prefabbricati negli anni ’70. Invece il “castello” del Bonus 110 sta cadendo: Pro.Eco.Re.Fin srl e Consorzio Ricca si erano aggiudicati il recupero di 300 appartamenti e si stanno fermando dopo i primi 30 perché le banche non danno più il credito previsto dal Bonus. Una situazione emblematica che riguarda centinaia di imprese e migliaia di cantieri.

Sono tutte quelle riqualificazioni legate all’aumento di due classi energetiche, possibile grazie al “cappotto” isolante e alla sostituzione di caldaie e serramenti: «Qui, alla Falchera, sono tutti condomini in classe G. Cioè ghiacciaie d’inverno e forni d’estate – presentano Alfonso Dell’Aiera e Maddalena Romeo di Pro.Eco.Re.Fin – Quello che abbiamo ristrutturato, in via degli Ulivi 29, è passato in classe A2: a gennaio non accendevano neanche il riscaldamento». In questi casi la cifra stabilita per l’intervento viene caricata nel cassetto fiscale dell’impresa (aumentata del 10%, come previsto dal Superbonus). Soldi che l’impresa può recuperare in cinque anni oppure cedere il credito alle banche, che trattengono una quota e girano il resto: «Ora questo passaggio è stato bloccato» semplificano Gaetano D’Elia e Roberto Carbonero del Consorzio Ricca.

Colpa delle banche, quindi? «No, è normale che abbiano paura a dare soldi che non sono certe di recuperare. Non si fidano più di uno Stato che mette paletti e cambia le regole di continuo, forse per tagliare le gambe al Bonus 110. E pensare che la Comunità europea ha premiato l’idea di recuperare edifici che consumano tantissimo, a fronte di un Bonus facciate che ha portato solo vantaggi estetici». Il risultato è che si sta fermando tutto: «Abbiamo il cassetto fiscale pieno di soldi virtuali, peggio di quelli del Monopoli: non abbiamo il denaro “vero” per pagare fornitori e dipendenti. A meno di ricorrere a prestiti con tassi al 16%, vicino all’usura. Per il primo condominio da 30 appartamenti della Falchera, abbiamo messo di tasca nostra quasi 2 milioni. E ora aspettiamo a partire sulle altre cinque torri e sui palazzi più bassi. In tutto dovremmo riqualificare 300 alloggi che, senza il Bonus, resteranno così per sempre: i proprietari sono soprattutto anziani che non avrebbero i soldi per queste opere».

Le due imprese mettono insieme 80 dipendenti e 10 fornitori: lavoratori che ora sono a rischio come i cantieri. Ma il caso di Pro.Eco.Re.Fin e Consorzio Ricca è solo uno di tanti: «Si rischia di far saltare migliaia di imprese che hanno creduto nello Stato, nonostante il 70% di tasse che paghiamo». Così come i cantieri di Falchera sono una parte infinitesimale di quelli che si stanno fermando: «Abbiamo 5 villette con i lavori approvati e i soldi in pancia – fa un altro esempio Dell’Aiera – Ma è come se li avessimo buttati dalla finestra». Come si esce da questa situazione? «Finora si è cercato di bloccare le frodi, che riguardavano molto il Bonus facciate e poco il 110. Invece il Governo dovrebbe consentire di usare il credito fiscale per i pagamenti, anche attraverso l’Agenzia delle Entrate: basta presentare le fatture per tracciare tutto. Se lo Stato non fa qualcosa, significa che non esiste».

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