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Il Borghese

Altro che ragazzate

A diciassette anni la mia sfida al mondo era correre in motocicletta, ovviamente senza casco (ai tempi miei non era obbligatorio) e poi staccare le mani dal manubrio, guidando con le ginocchia. È sempre andata bene, se no non sarei qui a confessarlo. E forse tutti, curiosando nel cassetto dei nostri ricordi, potremmo trovare qualche bella fesseria fatta ad hoc per sentirci fighi (si diceva così). Peccato non ci fossero i social, i selfie e Youtube. Già, perché quelle birichinate noi ce le raccontavamo al bar, davanti ad una birretta semi proibita. Oggi invece è lo scenario infinito dei social a ingigantire e forse addirittura a promuovere le nuove follie. Dove si rischia la vita, si cerca la notte e soprattutto una celebrità con un popolo sterminato di “amici”. Capita così che dei ragazzi saltino dal balcone sul tetto di un bus e poi si facciano sfiorare dal vento mente immaginano di surfare su un oceano di asfalto. Oppure irrompano nelle vecchie fabbriche come la famigerata Thyssen dove hanno trovato la morte sette eroi del lavoro, sfidando i sorveglianti. Perché così l’adrenalina va a mille se di mezzo ci sono pure le divise da beffare. E infine la sfida delle sfide, quella di scalare il cantiere del grattacielo della Regione, di arrivare in cima e poi di farsi un selfie mentre si cammina in bilico su un cornicione. Roba da film, che purtroppo è una realtà anche qui, in riva al Po o nei cantieri abbandonati di provincia dove qualcuno ha già perso la vita. E non era una contro figura ma un ragazzino di 13 anni. Che cosa ci sia dietro questo fenomeno, è facile immaginarlo: la voglia di avventura, del proibito, della sfida a se stessi e alla legge. Il rischio è che questa moda noir diventi qualcosa di collettivo proprio perché il bar della nostra gioventù oggi si chiama social.

fossati@cronacaqui.it

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