Coffee Espresso. Cup Of Coffee
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Altro che cicoria

Già solo nella prima colazione l’italiano di città (fuori sono più furbi), ha costretto i bar a mettere a sua disposizione queste tipologie di prodotti e servizi. Partiamo dal caffé: si deve poter scegliere fra tre tipi: normale, decaffeinato e d’orzo. Può essere fatto ristrettissimo, ristretto, normale, lungo, alto con acqua calda a parte (americano). Per il contenitore, si può chiedere la tazzina normale o quella di vetro, entrambe calde o fredde. Ora le aggiunte di latte, dette “macchie”. Latte di soia per i vegani, di mucca per gli altri. C’è chi lo vuole macchiato caldo (da precisare se “schiumato” o no), chi freddo. Per la dolcificazione il bar deve avere a disposizione zucchero (in bustina, in zollette, di canna) e dolcificante (aspartame o saccarina). E omettiamo le “correzioni” alcoliche, che a colazione sono rare. A questo punto il barista può servire il caffé. Oppure il cappuccino, con tutte le varianti del caffé più quelle di bollente, caldo o tiepido, con o senza schiuma, con o senza spolverata di cacao. La decorazione della schiuma a foglia o a cuore è un optional, ma gradito. Tra i liquidi c’è ancora il caffelatte e il latte caldo in bicchiere, poi si passa al cornetto, che deve essere rigorosamente del mattino e offerto nelle varianti con marmellata (solo albicocca? Non ce l’ave – te di mirtilli?), con crema, con cioccolato oppure senza ripieno. È pretesa anche la variante senza glutine. Ecco qui come, fin dal primo mattino, il cittadino trita i marroni al martire barista. Poi esige la scelta fra tre quotidiani (di cui uno sportivo) e li scorre commentando: “È inutile, l’Italia è soffocata dalle complicazioni burocratiche”.

collino@cronacaqui.it

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