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Cronaca
IL BILANCIO

Almeno un morto alla settimana: «Mancano i controlli sul lavoro»

Rispetto allo scorso anno gli infortuni sono cresciuti del 48,8% in Piemonte

Più di un morto al lavoro ogni settimana. Sul tragitto verso casa, nelle fabbriche o in cantiere. Persino durante stage o affiancamenti scolastici. Sono stati almeno 49 gli infortuni fatali dall’inizio dell’anno in Piemonte e oltre 35mila quelli senza esiti tragici registrati dalle statistiche di sindacati e InailDall’inizio dell’anno, secondo i dati Inail, sono quasi 600 i morti sul lavoro in Italia di cui 49 in Piemonte. Secondo la Cisl più di 28mila di queste provengono dal mondo dell’industria e dei servizi, un migliaio dall’agricoltura e quasi 5mila dalla pubblica amministrazione. La fascia di età più colpita è quella compresa tra i 50 e 54 anni (4.553 infortuni denunciati), seguita da quella tra 55 e 59 (4.265) e dall’ultima tra 45 e 49 anni (4.281). Uno dei settori più colpiti è quello dell’edilizia che conta 100mila addetti in Piemonte di cui almeno il 60% non iscritti alla cassa edile ma operanti come liberi professionisti. Un infortunio su tre si registra proprio nel comparto che ha conosciuto una crescita di commesse e incarichi grazie ai “bonus” del governo. Con un contraltare. «Una crescita del 30% di imprese che mettono a disposizione gli operai, ma questi non risultano assunti con tutte le garanzie previste dalla categoria» conferma Mario De Lellis della Filca Cisl che, proprio ieri, ha convocato l’Assemblea dei Rappresentanti dei lavoratori della sicurezza del Piemonte. Un fenomeno che paga la scarsità di controlli se si pensa che sul fronte delle ispezioni l’Inail ne ha condotte 62.710 riscontrando oltre il 62% di imprese irregolari, solo nel 2021 mentre a livello nazionale gli infortuni sono stati più di 600mila solo dall’inizio dell’anno. «Per questo diventa fondamentale l’impegno dei rappresentanti della sicurezza, per segnalare irregolarità che, oggi, sono sotto gli occhi di tutti in molti settori» ha evidenziato il segretario della Cgil PiemonteGiorgio Airaudo. «Discutere di sicurezza nei luoghi di lavoro non è solo teoria, ma un impegno preciso per investire sempre di più in cultura e formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, in dispositivi e macchinari che proteggono sempre di più le persone, in controlli e in conoscenza e informazione nelle scuole» ha evidenziato il segretario confederale Cisl, Angelo Colombini, per il quale «non dobbiamo mai dimenticare che quando parliamo di morti, infortuni e malattie professionali parliamo di persone e della loro vita». Il quadro nel suo complesso non migliora se si pensa che, nel frattempo, si è arrivati quasi al terzo anno di pandemia con 32.699 denunce dall’inizio del 2020 e 64 morti soltanto in Piemonte. «Questo ha comportato una maggiore richiesta di esperti scientifici per chiarire con l’Inail quei casi che si configuravano come contagi sul lavoro» ha spiegato Bartolomeo Griglio del Dirmei. E un’ulteriore conferma che il personale impegnato sul fronte della prevenzione non basti è arrivata anche da Tiziana Morra dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Torino. «Il dramma degli infortuni sul lavoro continua a essere vissuto in maniera troppo individuale, sono cresciuti di oltre il 48% soltanto dall’inizio dell’anno nella nostra regione» ha sottolineato il segretario generale della Cisl Piemonte, Alessio Ferraris. «Bisogna analizzare e capire cosa non ha funzionato e non sta funzionando, l’unico modo per contrastare questa piaga che sembra inarrestabile: le cause sono molteplici, dalla mancata applicazione dei contratti di settori che negano ai lavoratori la formazione sulla sicurezza, ma anche il ricorso alla manodopera in stage e percorsi di alternanza tra scuola e lavoro».

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