Alcuni ragazzi in
azione sul campetto
dell’oratorio Valdocco
Sport
Dal campetto al Toro

All’oratorio Valdocco sulle orme di Edera. «E’ l’idolo dei bimbi»

Un intero quartiere in fermento, orgoglioso del talento granata classe ’97, cresciuto tra via Cigna e piazza Sassari

Un intero quartiere in fermento, orgoglioso di un ragazzo cresciuto tra via Cigna e piazza Sassari. Nei bar di via Salerno ci sono già i suoi poster e le sue fotografie, custoditi con cura e appesi con fierezza, un po’ come se fosse il Messi o il Ronaldo di Aurora. Da quelle parti, tutti conoscono Simone Edera, la sorpresa più bella di questo Toro di fine 2017. E se già erano in visibilio al primo gol in serie A contro la Lazio, dopo il bis contro la Roma in Coppa Italia nessuno sta più nella pelle. Il club granata ha saputo aspettarlo, Mihajlovic ha saputo gettarlo nella mischia: e lui, Edera, ha saputo rispondere presente. Le romane si sono confermate le sue vittime preferite, tra uno scudetto Primavera arrivato nel 2015 dagli undici metri e i primi gol nel calcio che conta dell’ultima settimana. Perché questa è stata davvero la settimana magica di Edera, che per Natale ha deciso di regalare a se stesso, al Toro e a tutti i tifosi due vittorie attese da tante stagioni. All’oratorio Valdocco di via Salerno, più di 10 anni fa, sognava di diventare un calciatore; oggi, invece, tanti bambini sognano di diventare come Simone Edera.

L’ONESTA’ DI BENEDETTI
Don Gianni Moriondo ha vissuto per 32 anni tra le mura del primo oratorio di Don Bosco. Di bambini e ragazzi che correvano dietro ad un pallone ne ha visti tanti: nessuno, però, aveva le qualità del talento classe ’97. «Fin da piccolissimo giocava a calcio, è sempre stata la sua più grande passione – ci ha confessato – e io l’ho accompagnato in tante fasi della sua vita. Si vedeva che aveva un tocco di palla diverso dagli altri, è un predestinato». Sul campetto di Valdocco, Edera ha macinato centinaia di chilometri, fino al giorno in cui è arrivato Silvano Benedetti: «Un uomo splendido, a differenza di tanti altri osservatori che lavorano sporco lui si è sempre comportato correttamente – ha continuato Moriondo – e quando Simone aveva 7 anni se l’è portato con sé al Toro». Vederlo oggi con la maglia granata tra i grandi della serie A fa un certo effetto: «Ma se lo merita, ha fatto tanti sacrifici e ora si prende tutte le soddisfazioni di un sogno diventato realtà».

«QUANTE MARACHELLE…»
Il suo educatore, Oscar Messina, svela diversi aneddoti sull’Edera bambino: «Non era certamente un angelo, anzi. Più di una volta l’ho dovuto riprendere, è sempre stato un ragazzo molto vivace». Come quando, durante le gite organizzate a Salbertrand, non voleva saperne di alzarsi dal letto alla mattina: «È sempre stato un dormiglione – ha continuato Messina – e l’ultimo giorno gli abbiamo fatto uno scherzo, mettendolo sotto la doccia con tutto il materasso». Come don Gianni, anche il suo educatore aveva capito fin da subito che avrebbe potuto fare un grande percorso nel mondo del calcio: «Ogni giorno passava ore e ore a giocare sul nostro campetto, tutti lo volevano in squadra perché era il più forte. Il suo segreto? Aver sempre giocato con i ragazzi più grandi: così è cresciuto prima del previsto».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo