riccardo cocciante
Spettacolo
RICCARDO COCCIANTE

«All’inizio nessuno mi credeva, oggi Notre Dame ha vent’anni»

L’opera pop più famosa del pianeta torna dal vivo nel 2022

Impossibile. Questa era la parola d’ordine che David Zard, da visionario ed esagerato quale fu in ogni occasione, si sentiva dire se solo provava a proporre la produzione di “Notre Dame de Paris” in Italia. Impossibile trovare gli spazi, impossibile formare il cast, impossibile trascinare la grande folla a vedere un’opera. Ma, nello spettacolo non c’è nulla di impossibile, specie quando ci si affida al talento di un nome quale Riccardo Cocciante che, schivo per natura, ha accettato ieri di darsi in pasto alla stampa tutto in una volta sola per la sua creatura più amata, “Notre Dame de Paris”, di cui ha composto le musiche e che proprio nel 2022 compirà la bellezza di vent’anni. Due decenni durante i quali il titolo ha registrato numeri da capogiro: 47 città coinvolte per un totale di 159 appuntamenti e 1.346 repliche complessive. E adesso si ricomincia con il tour celebrativo che rivedrà insieme il cast originale a partire da Lola Ponce e Giò Di Tonno e che giungerà al PalaAlpitour di Torino dal 9 all’11 dicembre 2022.

Con “Notre Dame” è iniziata un’era, quella della grande opera popolare, un’era che dura ormai da due decenni…
«Sì, “Notre Dame” è un esempio unico nella storia dell’opera. C’è qualcosa di così duraturo, ovviamente, a Broadway ma, in ogni caso, non con questa tipologia, “Notre Dame” è uno spettacolo diverso».

Cosa intende?
«E’ rock e classico al tempo stesso, usa basi pre registrate, è unico in questo senso. La sua diversità è l’elemento principale di tanto successo».

Fu molto complicato formare un cast di tale livello?
«Prima di rispondere è importante sottolineare il lavoro degli autori, di Luc Plamondon per la Francia e di Pasquale Panella per l’Italia. Detto questo, io credo che ognuno di loro sia stato scelto per ciò che già rappresentava, Frollo poteva essere solo Frollo, Esmeralda solo Esmeralda, tanto per intenderci».

Qual è stata la difficoltà maggiore del realizzare “Notre Dame de Paris”?
«All’inizio nessuno credeva a questo progetto sia in Italia, sia in Francia. Ma le difficoltà, si sa, rappresentano la vera sfida per ogni artista. A me è capitato di doverne affrontare tante di sfide, mi dicevano che quando cantavo urlavo troppo o che fisicamente non ero adatto, non ero troppo prestante, dicevano. Ricordo che all’inizio quando mi esibivo lo facevo a occhi chiusi, pur di non pensare. Io ho sempre creduto in tutto, anche in questa opera».

Qual è il segreto di questo spettacolo?
«E’ un’opera per la gente che porta i blue jeans, la prima opera popolare e rock, fatta per il grande pubblico. Volevamo trascinare la folla a teatro, ci siamo riusciti, tanto che abbiamo dovuto farlo ricorrendo ai palazzetti».

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