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Allarme ecomostri a Mirafiori: «Ora servono le foto-trappole»

Discariche a cielo aperto in via Ingria, piazza d’Armi e al Parco Piemonte
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A Torino sud, via Ingria è il posto preferito da chi non vuole andare dallo sfasciacarrozze. Una stradina anonima, appena svoltato dall’obitorio del cimitero Parco, che poi diventa sterrata fino all’inceneritore. Qui c’è la discarica abusiva dei rottami automobilistici. Strada Castello di Mirafiori, invece, è un deposito misto tra elettrodomestici, quaderni di scuola e vestiti. E poi c’è piazza d’Armi, che da un anno a questa parte fa parlare di sé esclusivamente per il suo degrado. Sono solo alcuni degli “ecomostri” spuntati fuori in città, veri e propri immondezzai dove gli incivili scaricano, in maniera abusiva, i rifiuti dai veicoli. L’ultimo caso, proprio in piazza d’Armi, dove un conducente è stato pizzicato ad accostare il suo furgoncino e, una volta aperto il portellone, a depositare accanto ai bidoni degli pneumatici.

Il Comune, sulla scia di quanto già fatto in altre città come Roma, ha fortemente voluto le foto-trappole. Alcune sono già state installate in zone critiche, come via Traves alle Vallette. La sindaca Appendino, sul tema ha promesso tolleranza zero. «Abbiamo dedicato tutte le energie possibili per difendere l’ambiente e gli spazi verdi, non permetteremo – aveva dichiarato – che gli sforzi di tutti vengano vanificati da pochi incivili». Eppure, quei “pochi” sembrano non volerci sentire. Le telecamere servirebbero eccome in via Ingria, dove nella discarica troviamo il parafango di una Bmw, i cerchi di una Polo Wrc, fanali, specchietti retrovisori e molto altro.

Mentre in strada Castello di Mirafiori, alle spalle del parco Piemonte, il pattume è formato da libri e diari scolastici, bambole e altri giocattoli, vestiti e pure qualche documento sensibile, come un referto dell’ospedale San Giovanni Bosco o dichiarazioni dei redditi. In piazza d’Armi, nell’area camper di corso Montelungo, l’ecomostro c’è già all’ingresso, vicino a una delle bocciofile. Vecchi mobili, copertoni, cibo avanzato, cesti della verdura, scarpe da ginnastica. Ennesimo scempio in un parco frequentato sempre da tanti cittadini, ma che nasconde al suo interno un’area immersa nel degrado, il cui progetto di rilancio si aspetta da anni.

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