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Il Borghese

Alla cassa dopo il voto

Il cittadino vota e poi passa alla cassa. Prima che questa sparisca, almeno. Mi viene quasi da pensare così, leggendo le notizie da Bari o Palermo di code per richiedere il reddito di cittadinanza promesso dai pentastellati. Cos’è, un ironico aggiornamento della pompa di benzina di don Camillo per il popolano irretito da Peppone con un posto da usciere in Comune?

Breve riassunto: stando ad alcuni media, ieri mattina, Caf e centri per l’impiego al sud sarebbero stati presi d’assalto da persone che chiedevano informazioni per ottenere il reddito di cittadinanza, o per una sorta di “upgrade” da quello di inclusione (che ha cifre molto basse). Addirittura sarebbero stati affissi cartelli fuori dagli uffici: «Qui non si fanno richieste di reddito di cittadinanza».

E avanti popolo, tutti a ridere dei sempliciotti che hanno una tal fiducia nelle istituzioni da pensare che, dopo le elezioni, le promesse dei vincitori siano subito valide. Nel corso della giornata la portata della notizia si è ridotta parecchio: pochi casi isolati, nessuna coda, qualche dichiarazione di un sindaco e basta.

Ma ho riflettuto ugualmente: i sindaci, le persone dietro lo sportello di un qualsiasi servizio pubblico sono lì proprio per rispondere alle domande del cittadino, anche quello meno equipaggiato, invece di irriderne la credulità. Altrimenti si diventa come quei professori che si fanno belli sui social o in vari libri con gli strafalcioni dei loro allievi: dimenticando che se l’allievo è asino, la colpa è del professore. O di politici, giornalisti e tuttologi assortiti.

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