Prigioniera a 17 anni e costretta a prostituirsi: giovane nigeriana liberata dalla polizia
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Quella che sembrava una normale lite tra condomini nascondeva, in realtà, una storia di sfruttamento della prostituzione

Prigioniera a 17 anni e costretta a prostituirsi. Liberata dalla polizia. Aguzzini in cella

La ragazza era giunta in Piemonte con la promessa di un lavoro. I suoi carcerieri la costringevano a vendere il proprio corpo sia per garantirsi un posto letto, sia per onorare il debito che aveva contratto per pagarsi il viaggio in Italia

Prigioniera a 17 anni e costretta a prostituirsi per vivere. Quella che sembrava una banale lite tra una giovane di nazionalità nigeriana e due suoi connazionali nascondeva, in realtà, una storia decisamente più triste. Una storia di sfruttamento della prostituzione che è toccata agli agenti del commissariato di Alessandria portare alla luce.

LE VOLANTI ENTRANO IN AZIONE
Tutto è successo durante un normale servizio di controllo del territorio, quando gli uomini delle Volanti sono stati inviati dalla sala operativa del 113 in una strada del centro cittadino di Alessandria, dove era stata segnalata una lite fra tre extracomunitari. Secondo le prime informazioni, i tre si stavano affrontando in malo modo per la “divisione” delle spese di locazione dell’alloggio in cui abitavano.

TRE NIGERIANI LITIGAVANO PER LE SPESE DEL FITTO
Una volta sul posto, i poliziotti si sono imbattuti in una coppia di nigeriani che lamentavano di non ricevere da tempo il pagamento del fitto pattuito con una ragazza, loro connazionale, la quale, nel frattempo, rimaneva ferma, fuori dall’uscio di casa, con una valigia in mano. La veemenza e l’aggressività verbale che i due mostravano nei confronti della giovane, hanno insospettito gli agenti che a quel punto hanno deciso di condurre tutti e tre gli extracomunitari in Questura per gli accertamenti del caso e le procedure di identificazione.

MA IL RACCONTO DELLA VITTIMA RIVELA UN’ALTRA AMARA VERITA’
Una volta in ufficio, grazie all’ausilio di un interprete, i poliziotti hanno accertato che dietro la banale lite si nascondeva ben altro. Seppure stremata e angosciata, infatti, la giovane nigeriana ha trovato il coraggio di raccontare agli investigatori la sua triste vicenda e soprattutto i soprusi che era stata costretta a subire, in tutto questo tempo, dai suoi due connazionali. Gli agenti hanno così scoperto che la ragazza era giunta ad Alessandria non ancora 18enne, lo scorso mese di novembre, dopo essere sbarcata sulle coste sicule, con la prospettiva di un lavoro lecito, dopo una tappa in un centro di accoglienza.

IN PIEMONTE CON LA PROMESSA DI UN “LAVORO LECITO”
Quella del “lavoro” era stata una promessa che le era stata fatta da alcuni suoi concittadini i quali avevano messo in contatto la minorenne con una coppia di nigeriani E.E. 29 anni, e O.K., 28, precedentemente giunta in Italia e stabilitasi, successivamente, ad Alessandria. Secondo gli accordi, il viaggio verso l’Europa e la successiva sistemazione nel nostro Paese, sarebbero costati, alla ragazza, ben 20.000 euro; debito che la giovane avrebbe, via via, saldato lavorando come parrucchiera e studiando la lingua italiana.

COSTRETTA A BATTERE CON MINACCE DI MORTE
Tuttavia, fin dalla sera stessa in cui era arrivata ad Alessandria, la 17enne si era accorta, a sue spese, che le promesse di una nuova vita erano false, e già solo per essere ospitata la prima notte dai due “finti amici”, era stata costretta a prostituirsi in strada. Una situazione che purtroppo si sarebbe ripetuta anche nei giorni a seguire. La donna, insomma, aveva dovuto “battere”, sia per garantirsi un posto letto, sia per onorare il debito, sopportando violenze e minacce di morte. Violenze e minacce che erano state perpetrate anche nei confronti dell’anziana madre rimasta in Nigeria, e qui tenuta sotto “pressione” dai parenti della coppia di “sfruttatori”.

VENUTA A CONOSCENZA DELLA MORTE DELLA MADRE, LA RAGAZZA SI RIBELLA
Tale situazione è andata avanti sino al giorno in cui la giovane è venuta a conoscenza della morte della madre. E’ stato in quel momento che la 17enne ha iniziato a ribellarsi a quell’odioso “assoggettamento”. Per tutta risposta, E.E. e O.K. hanno iniziato a lasciarla senza cibo costringendola a uscire di casa al freddo, maltrattandola quotidianamente e minacciando ritorsioni contro la famiglia rimasta in Nigeria. Inoltre, gli stessi aguzzini hanno anche iniziato a ricattarla promettendo di denunciarla alle autorità italiane per il suo stato di clandestinità, qualora non avesse consegnato loro il ricavato delle sue prestazioni sessuali. Solo grazie all’aiuto di un’amica, la vittima ha trovato il coraggio di abbandonare la casa dei suoi carcerieri trovando rifugio in un’abitazione poco distante da quella che si era trasformata nella sua prigione.

LE STRAPPANO IL TABLET DI MANO
Il giorno in cui ad Alessandria sono arrivati i poliziotti a liberarla, uno dei due sfruttatori, la 29enne E.E., si era presentato nella nuova abitazione della ragazza e qui, dopo averla rintracciata, ha iniziato a minacciarla richiedendo indietro “suoi soldi” fino a strapparle dalle mani un tablet. Per non mettere nei guai l’amica che le aveva prestato aiuto, la giovane a quel punto, ha pensato bene di allontanarsi con tanto di valigia in mano, ma è stata nuovamente bloccata dai due aguzzini, fino all’arrivo degli agenti che si sono frapposti tra loro per evitare il peggio.

GLI AGENTI TROVANO LE PROVE DEL RACCONTO
Dopo le dichiarazioni rese dalla giovane in Questura, gli uomini delle Volanti hanno cercato riscontri al racconto fornito loro dalla vittima ed hanno proceduto a passare al setaccio l’alloggio in cui abitava la coppia di “aguzzini”. Qui le forze dell’ordine hanno trovato alcune parrucche e abiti succinti, diverse confezioni di contraccettivi ed anche il tablet precedentemente sottratto alla giovane; materiale del cui possesso i due nigeriani non hanno saputo fornire alcuna spiegazione, ma che, di fatto, ha finito con l’incastrare la coppia di “magnaccia“.

DUE VECCHIE CONOSCENZE DELLE FORZE DELL’ORDINE
Dalle attività di foto segnalamento, è successivamente emerso che sia l’uomo che la donna avevano una lunga sfilza di precedenti alle spalle, tra arresti in flagranza e condanne. In particolare, l’uomo, O.K. risultava avere commesso reati legati alle norme sull’immigrazione, lesioni personali ed era anche finito in manette, una volta, per estorsione e rapina aggravata commessa ai danni di tre prostitute. Dal canto suo la donna, E.E. risultava essere stata tratta in arresto in due circostanze per reati in materia di stupefacenti ed immigrazione clandestina.

GIOVANE VITTIMA ACCOMPAGNATA IN UNA STRUTTURA PROTETTA
Al termine delle attività investigative, la giovane vittima è stata accompagnata in una struttura protetta, mentre i due carcerieri sono stati ammanettati. L’accusa mossa nei loro confronti è quella di aver costretto la ragazza, sotto minaccia, a prostituirsi. La sola E. E. è stata anche arrestata per il reato di furto con strappo del tablet. Alcuni conoscenti della coppia di nigeriani, inoltre, sono stati denunciati per i reati di sfruttamento, favoreggiamento della prostituzione minorile e favoreggiamento dell’ingresso illegale sul territorio nazionale.

COPPIA DI SFRUTTATORI IN CARCERE
Il pm di turno ha successivamente disposto che i due nigeriani venissero accompagnati dietro le sbarre. Dopo la convalida dell’arresto il gip ha disposto nei loro confronti la misura della custodia cautelare in carcere. La legittimità della posizione sul territorio nazionale della coppia di sfruttatori è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Sul caso sono in corso ulteriori accertamenti da parte degli inquirenti.

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