MILANO 29 Mar 2012 - CASA D' ASTE BOLAFFI IN VIA MANZONI, DOVE SONO STATE MESSE ALL' ASTA VOLANTINI DELLE BRIGATE ROSSE p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate
Libri
IL LIBRO CHE FARÀ DISCUTERE

Alberto, un Byron terrorista che smaschera i tanti alibi nel duro «romanzo delle Br»

Anni di piombo

Ci sono materie che vanno maneggiate con cura, pur nella necessità di far piazza pulita di fraintendimenti o peggio ammiccamenti. E la storia degli anni di piombo è ancora materia delicata, quindi non è un azzardo ritenere che un libro definito «il romanzo delle Br» possa far discutere. E anche parecchio.

Mordi e fuggi” (Baldini+Castoldi, 17 euro) è il titolo del romanzo di Alessandro Bertante, piemontese di Alessandria che da sempre vive a Milano, docente di scrittura creativa, che va a raccontare i fatti che portarono alla nascita delle Brigate rosse. Materia delicata, dicevamo, ma che Bertante mostra di conoscere: la sua tesi di laurea era su una delle riviste dei brigatisti e non è un caso che il linguaggio abbia una gran parte in questo romanzo, che mescola verità storica e fantasia, dove i fondatori delle br appaiono con i loro nomi di battesimo: Renato (Curcio), sua moglie Margherita (Mara Cagol), Alberto detto «il Mega» (Franeschini). Curioso, poi, perché di solito due personaggi con il medesimo nome non ci sono nei romanzi, che anche il protagonista e narratore si chiami Alberto.

Alberto, appunto. “Studentame” alla Statale, figlio di lavoratori che però si sente e viene visto già come borghesia. Non si ritrova nella politica del collettivo e rifiuta la sua stessa classe sociale, quella del padre, il suo socialismo. Volantina davanti alla Sit Siemens, beve stravecchio nei bar della “ligera”, la mala milanese, vive in una comune, vagheggia la rivoluzione e si trova al centro di quella che sarà la «svolta militare».

Alberto è forse una figura reale, uno dei primi componenti del gruppo brigatista milanese, uno di quei fondatori di cui Curcio e Franceschi non fecero mai i nomi. Alberto perde l’innocenza, per così dire, il giorno dell’attentato di piazza Fontana, partecipa al convegno fondante di quella che sarà inizialmente «la brigata rossa» e alla prima azione, per colpire un dirigente della fabbrica.

«Una rivoluzione deve essere maledetta» dice. «Siete dei coglioni» gli risponde Anita, la ragazza con cui vive e che lo molla per via della sua scelta. «Sei un fascista» gli dice l’amico cui tira un ceffone perché non abbraccia la lotta armata. Ma Alberto, che è sì narratore onnisciente ma anche nel riferire i suoi pensieri nel presente della narrazione media con quello che sappiamo del dopo, è lanciato nel delirio di sentirsi una specie di Byron con una rivoltella in mano, innamorato della violenza metropolitana. L’operaismo è una molla presto superata, è solo l’ambiente in cui nasce il terrorismo, facendo piazza pulita degli alibi di chi ancora rivendica quella stagione di morte.

Alberto non andrà fino in fondo e, in questo, forse Bertante pecca di inconscia compassione (comprensione?) assolutoria, ma non troppo: l’autore difende l’interpretazione coeva, dalla strage di Stato alla repressione, alla manipolazione. Sì, decisamente farà discutere questo libro. Per questo vale la pena leggerlo.

MORDI E FUGGI
Autore: Alessandro Bertante
Editore: Baldini+Castoldi
Genere: Romanzo
Prezzo: 17 euro

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