Al salvataggio del Natale

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Salvate il Natale. Sembra il titolo di una di quelle commediole americane dove magari a salvare tutto quanto sono dei bambini o dei cuccioli di labrador. Invece si tratta di una questione dannatamente seria, per il governo. Intendiamoci, gli appelli a salvare il cenone, o le feste in casa suonano assurdi come, mesi fa, quelli a riaprire le chiese per celebrare la Pasqua.

Qui non si tratta di cenoni, ma di, se non salvare, almeno regalare una boccata d’ossigeno a chi nel Natale ha le sue chance di sopravvivenza. Parliamo di negozi, di ristoranti, ma anche di stazioni sciistiche e turistiche. Nel nuovo decreto del presidente del Consiglio che arriverà il 3 dicembre, ammesso e non concesso che i dati migliorino nella misura in cui ce li stanno comunicando le istituzioni, potrebbe trovare posto una parziale riapertura di molte attività, anche un allentamento del coprifuoco.

Poi, però, prima della vigilia, scatteranno di nuovo i lucchetti previsti dalle varie ordinanze. Si tratta di coniugare le esigenze di salute con quelle di una economia che sta pagando un prezzo salato. Senza dimenticare, però, che nel migliore dei casi l’Italia sarà praticamente tutta zona gialla: vale a dire che anche se l’indice dei contagi sarà sceso, il virus sarà ancora in circolazione, probabilmente le strutture sanitarie rimarranno sotto pressione.

Da Roma fanno capire che potrebbe essere un rischio non da poco questo allentamento, soprattutto se i cittadini (sempre loro, al solito, come fossero i responsabili della situazione) si faranno prendere la mano come successo in estate. Tutti hanno voglia di far festa, è ovvio. Ma per qualcuno si tratta di sopravvivenza. Credo che la differenza sia abbastanza chiara.

andrea.monticone@cronacaqui.it

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