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Cultura
L’APPELLO

«Aiutare i giornali indipendenti per garantire la verità ai lettori»

Il presidente della File si rivolge allo Stato: «Favorite solo i “giornaloni”»

Dire le cose così come stanno e garantire la verità ai lettori sta diventando un’impresa sempre più faticosa, tra i costi folli della carta e i finanziamenti pubblici che non favoriscono la stampa indipendente. Oltre al Covid e alla guerra in Ucraina che hanno ulteriormente fatto crescere i costi per l’editoriaQuesti e tanti altri i temi dibattuti durante il convegno “Editoria cooperativa. Pluralismo e prossimità” organizzato da Alleanza delle Cooperative Italiane per il Salone del Libro con uno stand presso l’Oval, una sorta di edicola dedicata ai giornali indipendenti. «C’è una grande differenza nel mondo dell’informazione in Italia, da una parte ci sono i giornali “no profit” degli editori puri che hanno la sola attività di fare informazione ma che faticano molto di più a sopravvivere rispetto ai giornali “profit”, la quasi totalità, che sono di proprietà di imprenditori che si occupano di altre attività, come la produzione di auto, calcestruzzo, la realizzazione di autostrade e mense scolastiche – sottolinea Roberto Paolo, presidente della File, la Federazione Italiana Liberi Editori -. Questa differenza deve interessare i lettori dal momento che l’editore puro non ha altri interessi da proteggere oltre l’informazione, mentre i grandi giornali no». La disuguaglianza tra le due realtà è ben marcata anche a livello economico. «L’allarme scatta quando un editore puro, per via dei costi alle stelle, ha il bilancio in rosso e deve chiudere perché nessuno ripiana il suo debito, a differenza delle grandi testate che possono permettersi di fare il giornale in perdita», sottolinea Roberto Paolo. Nelle parole del presidente della File, la carta che resta introvabile è il vero problema. «Perché quando la si trova costa cifre impressionanti, ma mentre i grandi giornali, in quanto tali, riescono ad accedere alle forniture a prezzi più vantaggiosi, i piccoli rischiano di non farcela, restano senza scorte, e quindi chiudono, lasciando tutta l’informazione nelle mani di cinque famiglie, tra cui gli Elkann, i Caltagirone e Confindustria».

Il presidente della Federazione Italiana Liberi Editori dunque fa appello allo Stato: «Deve intervenire e aiutare i giornali indipendenti. Non lo dico io, ma la Corte Costituzionale e il Parlamento Europeo che lo scorso ottobre ha affermato che ci sono settori in cui si rischia il “deserto di notizie”, ossia di non coprire più l’editoria di nicchia e di prossimità». E i fondi per l’editoria? «Sono 60 milioni di euro l’anno. E un euro all’anno per ogni abitante in Italia è poco, lo dice anche l’università di Oxford che siamo penultimi in Europa per aiuti all’editoria. E non basta. Negli ultimi due anni si è verificata la tempesta perfetta, tra il Covid e la guerra in Ucraina, la pubblicità è crollata e la carta è introvabile. Per questo lo Stato ha creato un fondo straordinario di 90 milioni quest’anno e di altri 140 l’anno prossimo, con il rimborso del 30% del costo della carta sotto forma di credito d’imposta. Peccato che questi soldi non vadano ai giornali “no profit” – evidenzia Roberto Paolo – ma ai grandi giornali, dove comunque non si arrestano prepensionamenti e licenziamenti».

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