Ai soma, a fa caod

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L’estate ‘classica’, quella del caldo porco, si è messa a lavorare solo adesso, nonostante sia arrivata il 21 giugno. Faceva lo smart working, la furbetta: finora solo giorni freschi, piogge, temporali, bise da mettersi il golf di sera in terrazza. Ora basta, però. Mamma Africa, insieme ai suoi figli sui barchini, ci manda anche il suo caldo.

Ma del clima noi non siamo mai contenti. Se fa caldo (oltre i 30 gradi scatta nei Tg l’aggettivo “africano”), tutti a belare uffa che afa e a cercare, svestiti, locali climatizzati a temperature che d’inverno, da vestiti, ci farebbero rabbrividire. Se fa freddo (sotto lo zero scatta nei Tg l’aggettivo “polare”), tutti a lagnarsi che si gela e a spinger le caldaie alle stesse temperature che d’estate ci fanno accendere il pinguino.

Se piove (oltre i sette giorni scatta la definizione “clima impazzito” con richiesta di stato di calamità), tutti a rimpiangere gite e partite compromesse. Se non piove (dopo un mese scattano d’inverno gli allarmi nanopolveri con divieti di circolazione alle auto e d’estate gli allarmi siccità, con decollo del prezzo-zucchino), tutti a far scorte d’acqua minerale.

Nonostante il Covid, però, tornano riti antichi. Rassegne teatrali (a spese nostre) con pubblico distanziato, dove i soliti guitti rossi spacciano dilettantismo e incapacità per avanguardia. Spasmodica attesa d’un delitto che funga da “giallo dell’estate” (o riapertura di vecchi casi irrisolti). Motivi di sei note ripetuti all’ossessione nella speranza di diventare la “canzone dell’estate”. Speciali-sesso sui rotocalchi (“come trovare il punto G”…). Tutti i palinsesti delle Tv zeppi di repliche. A l’è l’istà, béle giòie.

collino@cronacaqui.it

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