mattarella sermig 9
Il Borghese

Ai nostri eroi di Nassiriya

In Iraq era una giornata già soffocante poco dopo l’alba. Poi quell’esplosione tremenda, i muri della base Maestrale a Nassiriya investiti dal tritolo, i crolli, le urla, i corpi sventrati dalle schegge. E la polvere lanciata in cielo dallo scoppio che cade giù come una pioggia gialla e grigia a uniformare tutto, in un silenzio quasi impenetrabile. Era il 12 novembre 2003, esattamente sedici anni fa. Il peggiore degli attentati subiti dalla nostra forza di pace che causò la morte di 12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e 2 civili. Oltre a 9 iracheni.

Una strage che non si può e non si deve dimenticare per mantenere vivo quel vincolo morale con i nostri caduti, come ha detto stamane il presidente Mattarella, che ci lega a loro e a tutti gli uomini e le donne presenti nelle aree di conflitto sparse nel mondo. Ricordo come fosse oggi quel giorno, le prime notizie, poi il numero delle vittime che saliva, i primi nomi, la commozione e la rabbia per quelle vite stroncate al servizio di una pace insidiosa che i nostri ragazzi svolgevano accanto alla popolazione per proteggerla da un nemico subdolo e feroce.

Ebbene a loro, i nostri eroi caduti a Nassiriya di cui solo i parenti, gli amici più stretti, le vedove e i figli ricordano i volti, le passioni e la forza civile che li ha spinti ad accettare l’ingaggio, noi dobbiamo dedicare almeno un pensiero e magari una preghiera. Erano, e restano, la parte migliore del nostro Paese, quella che corre a sostenere chi ha bisogno di aiuto, di protezione e di insegnamenti per la difesa dei più fragili e inermi.

Per non dimenticare scrivo i loro nomi: Domenico Intravaia, Orazio Majorana, Giuseppe Coletta, Giovanni Cavallaro, Alfio Ragazzi, Ivan Ghitti, Daniele Ghione, Enzo Fregosi, Alfonso Trincone, Massimiliano Bruno, Andrea Filippa, Filippo Merlino, Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi.

beppe.fossati@cronacaqui.it

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