marco coscioni
Cronaca
CHIERI

Ai domiciliari su un balcone: «Fatemi tornare in carcere»

La storia di un 51enne che vive all’aperto da quando è uscito di galera

«In carcere avevo la cella di fronte a quel ragazzo che si è ucciso. Ora io sono uscito e rischio di fare la stessa fine».

Marco Coscioni parla dal balcone del residence La Collina, al confine fra Chieri e Pino Torinese. Racconta di essere lì agli arresti domiciliari da due settimane, dopo essere uscito dal carcere di Torino. Peccato che non abbia una stanza e viva nel vano scala della struttura. Che è all’aperto: l’ex carcerato passa giorno e notte al gelo ed è disperato, tanto da raccontare pubblicamente la sua storia e chiedere aiuto. Senza negare le sue colpe: «In questi anni sono entrato e uscito di galera dopo che ho picchiato delle persone che dovevano pagarmi per dei lavori che avevo fatto – ripercorre il chierese, 51 anni e papà di due ragazze – Ho sbagliato e non chiedo sconti. Ma mi serve aiuto: mi hanno dato gli arresti domiciliari per cominciare a reinserirmi in società. Ma come faccio se sono qui a congelare? Ho già rischiato l’ipotermia più volte».

Ma com’è possibile che un uomo, al di là delle sue responsabilità, resti a dormire all’aperto? Dal residence spiegano chiaramente perché non lo accolgono: «Ci deve migliaia di euro e l’ultima volta ci siamo ritrovati la camera devastata – spiegano i gestori della struttura, cui il Comune si appoggia per risolvere le emergenze abitative – Quindi non lo accettiamo più. Abbiamo segnalato che è rimasto lì e che ci sta dando problemi ma non possiamo fare altro».

Dai carabinieri risulta partita la segnalazione al Tribunale per risolvere il problema degli arresti domiciliari in un luogo in cui Coscioni non ha il domicilio: «Se non mi autorizzano, io non posso muovermi da questo indirizzo» sottolinea il 51enne. E il Comune di Chieri non può fare nulla? I servizi sociali conoscono la situazione ma finora non sono intervenuti: «In passato lo abbiamo aiutato direttamente, adesso non abbiamo possibilità – ricostruisce l’assessore alle politiche sociali, Raffaela Virelli – Ci sono delle norme da rispettare ma poi c’è anche l’umanità. Al di là delle colpe di questa persona e delle nostre responsabilità, è giusto sollevare il problema e provare a trovare una soluzione».

Coscioni, tra le lacrime, ne suggerisce una estrema: «Preferisco tornare in carcere dove ho cibo e acqua calda. Così non posso andare avanti. Piuttosto mi ammazzo come ha fatto quel mio vicino di cella».

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

banners
Precedente
Successivo
Precedente
Successivo