Immagine messa a disposizione dalla Juventus sul suo sito ufficiale
Sport
L’ex presidente fuori anche da Exor e Stellantis

Agnelli lascia tutto: «Affronto il futuro come pagina bianca»

«Una decisione personale, che ho preso con John Elkann». Poi attacca l’Uefa: «Auspico un governo diverso del calcio»

Andrea Agnelli fuori da tutto, non solo dalla Juventus. L’annuncio a sorpresa, è arrivato ieri all’assemblea degli azionisti. Convocata ieri mattina alle 10 all’Allianz Stadium, è storica perché è l’ultima presieduta da Andrea Agnelli che lascia anche i consigli di amministrazione delle altre società quotate del gruppo, Exor e Stellantis. Resterà, invece, nel board della Giovanni Agnelli B.V., holding che detiene con il 62% la maggioranza di Exor. «Faccio un passo indietro, lascerò il consiglio di tutte le società quotate – ha detto ieri mattina il presidente uscente -. È una mia decisione personale, che ho preso d’accordo con John (Elkann, ndr), con cui il rapporto rimane strettissimo, Ajay Banga e Carlos Tavares. È la mia volontà di affrontare il futuro come una pagina bianca, libera e forte», spiega Andrea Agnelli. «Oggi si chiude un capitolo della Juventus durato quasi 13 anni che facciamo fatica per ora a leggere. Non posso nascondere l’emozione», dice l’ex presidente che, aprendo l’assemblea, ha chiesto agli azionisti un minuto di silenzio per ricordare due capitani della Juventus, Ernesto Castano e Gianluca Vialli, scomparsi nelle ultime settimane.

Agnelli ringrazia tutti quelli che hanno lavorato con lui e parla del sostegno dei figli e della moglie Denise che, in un post sui social a fine novembre, aveva sottolineato il suo grande amore per la squadra bianconera. «Non vedo l’ora di ricominciare insieme a te. Ti amo fino alla fine», ha dichiarato pubblicamente Andrea Agnelli.

L’ultima assemblea è anche l’occasione per ribadire la necessità di riforme strutturali del calcio europeo – un’industria con 55 miliardi di fatturato e 700.000 posti di lavoro – per affrontare il futuro. «Senza riforme – ha spiegato l’ormai ex numero uno della Vecchia Signora – rischieremo una continua, costante, inesorabile decrescita a favore della Premier League che, nel giro di pochi anni, attrarrà tutto il talento del calcio europeo marginalizzando le altre leghe. I regolatori attuali non hanno nessuna voglia di ascoltare i problemi dell’industria preferendo mantenere la loro posizione di privilegio. L’auspicio è che la Corte di Giustizia Europea, chiamata ad esprimersi sulla posizione di monopolio della Uefa, riconosca lo sport professionistico ad alto livello come un’industria. Auspico che questa sentenza possa aprire la strada a una gestione diversa dello sport internazionale». Agnelli ringrazia il Barcellona e il Real Madrid – le uniche due società ancora rimaste all’interno della Superlega – «per avere avuto il coraggio, con la Juventus, di andare incontro alle sanzioni minacciate dalla Uefa» per la colpa di volere «immaginare un futuro migliore per il calcio». Il cambio di guardia è in uno scatto: ritrae Agnelli che consegna a Ferrero la maglia della Juventus con il numero 1 e il il nome. «Avrete in me un grandissimo tifoso», è la promessa. Ultimo giorno anche per Pavel Nedved: «La nostra unione è stata determinante per il nostro lavoro – ha detto l’ex vice-presidente, riferendosi ad Agnelli -. Sa quanto hai lavorato, quanti sacrifici hai fatto per la Juventus, come sei stato capace di guidare questa società. E’ stato un onore grande lavorare insieme».

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