concorde
Amarcord
22 NOVEMBRE 1977

Agnelli e l’amore utopistico per i voli a bordo del Concorde

L’Avvocato lo vedeva come il mezzo di trasporto più adatto a sé

Era innamorato del tempo, Gianni Agnelli, perché era l’unica cosa che non avrebbe potuto comprare. Spesso irrequieto, facile al tedio, affamato di vita, è abbastanza naturale che l’Avvocato vedesse nel Concorde il mezzo di trasporto più adatto alle sue esigenze. Sessanta metri di lunghezza per un’apertura alare di 25 metri e mezzo, 185 tonnellate di peso al decollo e una velocità di oltre due volte il muro del suono grazie ai suoi quattro motori inizialmente progettati per il bombardiere Avro Vulcan, poteva coprire la distanza tra l’aeroporto di Londra-Heathrow e il Jfk di New York in appena tre ore e mezza. Non è un caso che lo slogan scelto dalla British Airways per la sua promozione fosse “Arrivare prima di partire”. Il 22 novembre 1977 iniziò il servizio transatlantico tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America. Leggenda vuole che Giovanni Agnelli avesse sempre un posto prenotato a bordo, ma forse si tratta dell’ennesimo capitolo di un’aneddotica sempre ricca quando si parla della vita dell’Avvocato. Certamente il Signor Fiat ne era un cliente abituale e soddisfatto, felice com’era di poter raggiungere il suo amico Henry Kissinger per un piacevole pranzo a New York e di poter tornare nella sua Torino per cena. Il costo del biglietto, circa 12mila euro al cambio attuale, era ovviamente un dettaglio trascurabile. E anche le condizioni di viaggio erano comunque un compromesso accettabile se paragonate alle prestazioni di quell’aereo senza precedenti e senza paragoni. Il Concorde non era particolarmente comodo, i centoventi sedili accoppiati e disposti su due file garantivano il comfort di una comune economy, le cappelliere per il bagaglio a mano erano striminzite, la fusoliera era alta appena un metro e ottanta. A rendere tutto più piacevole erano le migliori etichette di champagne, il caviale, l’aragosta e la haute cousine serviti senza risparmio ai passeggeri. E poi vuoi mettere vedere il profilo della curvatura terrestre mentre viaggi a più di 2mila chilometri all’ora e a 17mila metri di quota sopra l’oceano Atlantico? Il Concorde fu un’utopia, di quelle che piacevano a Gianni Agnelli e agli altri protagonisti del jet-set internazionale. Ma fu anche il fallimento più di successo della storia dell’aviazione civile. Perennemente in perdita nei bilanci di Air France e British Airways – le uniche due compagnie che lo scelsero per le proprie flotte – era perseguitato da consumi esorbitanti e dalle proteste di chi giudicava intollerabile il rumore prodotto dai suoi quattro postbruciatori, al punto che il loro uso era consentito solo sopra l’oceano. L’inizio della fine arriverà il 25 luglio del 2000, quando il primo Concorde della storia ebbe un incidente fatale andando a schiantarsi dopo il decollo dall’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi. Il crollo del traffico aereo dovuto agli attentati dell’11 settembre fece il resto. E il 24 ottobre del 2003 la British e l’Air France ritirarono dal servizio i 19 aerei rimasti. L’Avvocato, tra i mille dolori che segnarono la sua esistenza terrena, si risparmiò di assistere anche al tramonto di questa epoca patinata: era morto il 24 gennaio di quello stesso anno.

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