pericoli di un viaggio nel tempo
Libri
DISTOPIE

Adriane, “ribelle” solo perché fa domande viene mandata in esilio indietro nel tempo

Una società autoritaria nel romanzo di Joyce Carol Oates
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp

Mary Ellen guarda la macchina da scrivere della sua compagna di college, la scruta davanti e dietro. E sviene, come terrorizzata, sopraffatta. Non perché non abbia mai visto una tastiera o ignori l’uso di quel macchinario esclusivamente meccanico, ma perché capisce che è per l’appunto solo meccanico, non collegato ad alcuna rete, ad alcun archivio o altro dispositivo. Ed è questo a sopraffarla: perché capisce l’enormità di quanto ha perduto, quanto lei stessa sia disconnessa ormai. Perché lei in realtà si chiama Adriane e viene da un lontano futuro, da una società in cui gli Stati Uniti hanno cambiato nome, hanno riscritto la storia basandosi solo sui “terroristi” del dopo 11 settembre e imposto una società autoritaria, dove pochi possono votare (e lo fanno con un emoji sorridente), ancor meno ragionare e soprattutto far domande. Chi è troppo brillante o ragiona con la sua testa è un sovversivo e ci sono solo due pene: la vaporizzazione o l’esilio, teletrasportato indietro nel tempo, in un college mediocre, per la rieducazione. Adriane, a 17 anni, studentessa modello, subisce questo destino, vagando nel nuovo-vecchio mondo degli esiliati e cercando se stessa. O forse soltanto di sopravvivere. Molto più di un ucronico, “Pericoli di un viaggio nel tempo” (La nave di Teseo, 20 euro) di Joyce Carol Oates.

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo