covid confronto 2020 21
Salute
Dopo un anno calano di oltre dieci volte i ricoveri

«Adesso siamo pronti per la quarta ondata: senza chiudere tutto»

Gli ospedali non convertono i reparti ma l’attenzione è alta. Il Mauriziano inaugura le terapie intensive del Piano Arcuri

Pronti per la quarta ondata. Ma in dodici mesi, con una campagna vaccinale che sembra correre anche sulle terze dosi, il quadro è completamente rovesciato. Mentre l’Italia supera la soglia d’allarme per incremento settimanale di contagi e ricoveri, il Piemonte riesce a mantenere sotto la cenere il Covid, dopo aver superato l’estate e l’inizio dell’autunno con un aumento di casi che, ad oggi, non ha fatto scattare alcuna particolare emergenza negli ospedali. Con meno di un decimo di ricoverati rispetto a un anno fa, l’unica direttiva alle Asl dall’Unità di Crisi chiede di tenere libere due postazioni di terapia intensiva per presidio. Due reparti all’Oftalmico e tre piani all’Amedeo di Savoia, al momento, permettono di reggere il carico anche a Torino. E lasciare che San Giovanni Bosco, Molinette, Martini, Mauriziano proseguano l’ordinario, senza convertire alcun reparto o postazione operatoria per isolare gli ammalati.

NUOVI REPARTI E TERAPIE INTENSIVE
Proprio ieri, al contrario, sono state inaugurate le nuove postazioni di rianimazione del Mauriziano previste dal Piano Arcuri, da cui però è partito anche l’invio di respiratori non funzionali, ora chiusi nei magazzini della Regione e in attesa di nuova sorte. La RiMac – Rianimazione e Medicina delle Aree critiche dell’Ospedale Mauriziano, invece, si prepara alla piena attività con otto posti letto che possono arrivare a dieci. Un intervento da 927mila euro tra opere strutturali e dotazioni biomedicali, che possono assistere pazienti critici e nell’eventualità diventare una delle aree meglio attrezzate a ospitare gli ammalati gravi anche per il Covid, potendo fornire supporto per più organi vitali in caso di insufficienza acuta. «Un anno fa chiudevamo otto sale operatorie su dieci, oggi apriamo una nuova rianimazione» conferma il direttore del Mauriziano, Maurizio Dall’Acqua. Chi ha rinnovato, invece, l’area di degenza in Nefrologia e Gastroenterologia è il Regina Margherita con il contributo di Forma Onlus. «Siamo sicuramente in un altro scenario rispetto a un anno fa e questa è la dimostrazione che il vaccino ha funzionato – sottolinea il direttore della Città della Salute, Giovanni Lavalle -. Non siamo stati costretti a convertire reparti per il Covid. Ne abbiamo uno operativo alle Molinette, ma l’attività ordnaria non si è più fermata».

«PRONTI MA SENZA ALLARME»
Cauto ma ottimista il responsabile dell’area ospedaliera al DirmeiEmilpaolo Manno, che proprio di questi tempi, l’anno passato, chiedeva con una circolare alle Asl di riservare più letti possibili alla seconda ondata pandemica. «Ad oggi stiamo continuando a curare normalmente i nostri malati, lo vediamo con l’occupazione delle rianimazioni che sono praticamente tutte riservate a pazienti con altre patologie – spiega Manno -. Se dovessero aumentare, anche con qualche letto in più, saremmo pronti ad affrontare la quarta ondata. Ma, finché le degenze ordinarie Covid rimangono su una percentuale del 3% siamo tranquilli anche sulle intensive, che stanno oscillando tra 220 e 230 pazienti». Per capire come e se supereremo l’inverno nelle stesse condizioni bisognerà continuare a osservare l’andamento delle dosi “booster” che a dicembre partiranno anche sui quarantenni: al momento, una delle fasce d’età che si infetta di più. «Ero convinto che ce l’avremmo fatta grazie ai vaccini, ma era un’incognita – conferma il direttore dell’Asl Città di Torino, Carlo Picco -. Adesso il virus cova sotto la cenere ma, pur a ritmo lentissimo, i contagi crescono. Se riusciamo a coprire la platea degli attuali ospedalizzati con le terze dosi il più in fretta possibile, dovremmo superare bene anche l’inverno».

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