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Il Borghese

Adesso chi paga per quei contagi?

Sono eroi davvero i nostri camici bianchi impegnati sul fronte del virus maledetto. Uomini e donne che hanno pagato con il contagio e addirittura con la morte la dedizione al loro lavoro. Eroi senza mascherine e calzari, con i sacchetti dell’immondizia legati ai piedi e con teli di nylon chiusi con una corda attorno al petto per rimediare all’assenza di una tuta sullo stile dei clochard.

Certe fotografie non le dimenticheremo facilmente. E ora che l’Inail ha reso noti gli infortuni sul lavoro tra fine febbraio e il 4 maggio, ove compaiono soprattutto sanitari contagiati con addirittura 14 vittime, certe immagini devono far gridare allo scandalo. Già perché il contagio ha colpito circa 5mila persone, oltre il 70 per cento di queste sono medici, infermieri, barellieri e personale sanitario in genere.

Numeri da strage in appena 70 giorni che fanno capire, più di qualunque commento, che la macchina della sanità pubblica non ha funzionato. O ha funzionato assai male, a cominciare dal fronte opposto al Covid, ossia da ambulatori e ospedali. D’altra parte se così non fosse non avrebbero avuto senso le denunce e gli esposti alla magistratura delle associazioni di categoria.

Si è giocato con la pelle dei camici bianchi, ma anche con quella dei loro pazienti e dei famigliari. Sarà per questo che il Piemonte continua a essere un territorio a rischio, guadagnandosi anche la patente di seconda peggior regione italiana in fatto di infortuni per Covid.

E non c’è da stupirsi perché, a dispetto del mantra odierno sulle mascherine che dovrebbero diventare una seconda pelle del viso, proprio a marzo la Regione scriveva agli ospedali “che le mascherine non sono indispensabili in reparto”. Un messaggio che suona già come un lugubre atto di accusa.

fossati@cronacaqui.it

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