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Cronaca
L’INCHIESTA

«Adesso facciamo precipitare un’altra cabina al Mottarone»

La richiesta shock della difesa di uno degli indagati per la tragedia di maggio

«Bisogna fare precipitare un’altra cabina della funivia del Mottarone». La richiesta shock è arrivata giovedì in procura a Verbania, al gip Laura Ceriotti, da parte della difesa del direttore di esercizio della funivia, Enrico Perocchio. L’obiettivo ovviamente è individuare con precisione che cosa ha provocato la rottura della fune traente che lo scorso 23 maggio è costata la vita a 14 persone.

L’istanza chiede di far precipitare la cabina numero 4 dell’impianto e che l’esame della “scatola nera” dell’impianto venga fatto con l’incidente probatorio già disposto l’8 luglio per l’esame della fune e dei resti della cabina. Esami con i quali i periti dovranno stabilire le cause che hanno portato alla tragedia, anche se una – l’inabilitazione volontaria del sistema frenante – è di fatto ormai stata appurata. I freni avrebbero impedito alla cabina di precipitare ma resta comunque da stabilire per quale motivo si sia rotto il cavo di acciaio. Un evento considerato quasi impossibile e che secondo alcune teorie potrebbe essere collegato proprio alla manomissione del sistema frenante, ma questa resta un’ipotesi ancora tutta da provare.

Anche per questo la difesa di uno dei tre indagati chiede di replicare l’incidente. L’idea è quella di utilizzare la cabina numero 4 – quella che quel giorno si è salvata – e la stessa fune di quel giorno. Ovviamente la cabina 4 dovrebbe avere anche lo stesso carico che quel giorno era sulla cabina numero 3 e si dovrebbe fare in modo di rompere il cavo all’altezza della testa fusa che si trova all’altro capo rispetto a quello che si è spezzato, per determinare le cause dello strappo di un mese fa.

La scena che si presenterebbe sotto gli occhi dei periti e degli avvocati sarebbe quindi in tutto e per tutto simile a quella che tutti gli italiani hanno potuto vedere coi propri occhi pochi giorni fa, quando è stato diffuso il video registrato dalle telecamere dell’impianto il giorno della tragedia: la cabina che si avvicina alla stazione e quando mancano ormai pochi centimetri all’arrivo, la rottura improvvisa del cavo, la cabina che salta all’indietro e quasi si impenna prima di cominciare una folle corsa verso valle, fino al primo traliccio che diventa una sorta di trampolino che la fa “decol – lare”, facendola precipitare tra gli alberi, decine di metri più in basso. Una corsa senza freni, a causa dell’ormai famigerato forchettone che non era stato rimosso, e al termine della quale delle 15 persone a bordo si è salvato solo un bambino: Eitan.

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