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Addio Raffaella Carrà: la vera regina della tv ci ha lasciati in silenzio

Non ha voluto che si sapesse della malattia. Japino: «E’ andata in un mondo migliore». L’ultima volta a Torino fece spesa a Porta Pila

È stata la prima icona pop, ma è sempre piaciuta alle casalinghe. Ha rivoluzionato il modo di intrattenere il pubblico, ma poi è diventata la tradizione. È stata famosissima, ma mai diva. Alla mano, ma mai sguaiata. Con Raffaellà Carrà, morta ieri a 78 anni per una malattia che aveva tenuto nascosta, se ne va uno dei simboli di un’Italia che non c’è più. Una forza inarrestabile la sua, che l’ha imposta ai vertici dello star system mondiale, una volontà ferrea che fino all’ultimo non l’ha mai abbandonata, facendo sì che nulla trapelasse della sua profonda sofferenza. L’ennesimo gesto d’amore verso il suo pubblico e verso coloro che ne hanno condiviso l’affetto, affinché il suo personale calvario non avesse a turbare il luminoso ricordo di lei.

«Raffaella ci ha lasciati – ha detto Sergio Japino, suo compagno per lunghissimo tempo, dando il triste annuncio all’agenzia Ansa – È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre». E sono infinite le immagini che scorrono nella memoria, i passi di danza, i tormentoni. «Com’è bello far l’amore da Trieste in giù… Tanti auguri, vruum». Rigenerante. Provocante. Immortale.

Nata a Bologna, emilianissima, sulla carta d’identità era Raffaella Maria Roberta Pelloni. Pelloni come il Passator Cortese, il bandito alla Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, del quale si dice sia discendente. Diplomata al Centro sperimentale di cinematografia, comincia la sua carriera proprio al cinema, giovanissima. E nel 1961 debutta anche in tv, dove comincia a farsi conoscere nel 1969 con «Io, Agata e tu», uno show con Nino Taranto e Nino Ferrer. Nel 1970 presenta accanto a Corrado la sua prima «Canzonissima», conquista l’Italia, e il mercato discografico, con la sigla «Ma che musica, maestro» e con il «Tuca tuca». Indossa un giacchino corto e un paio di pantaloni aderenti a vita bassa, il completo le lascia scoperto l’ombelico: sarà il primo ombelico scoperto della storia della televisione italiana. Quando la tv in bianco e nero diventa a colori, lei c’è, insieme a Mina (Milleluci). Quando si comincia a far partecipare il pubblico da casa, è lì («Pronto, Raffaella», trasmissione del mezzogiorno con l’indovinello dei fagioli nel vaso). Quando c’è da passare alla Fininvest di Berlusconi, che aveva in mente di fare una grande Rai, lei va. Quando c’è da emigrare, emigra, in quella Spagna che ora la piange come una diva della nazione. E poi, quando c’è da tornare, torna. Inventando un reality quando il reality ancora non c’è: «Carràmbaa», programma di sorprese, ricongiungimenti, lacrime, abbracci. E tanto successo. «Carràmba» e «carrambata» diventano parole d’uso comune nella lingua colloquiale italiana.

«Ho avuto due grandi storie note – confessò una volta parlando dei suoi amori – con Boncompagni e con Japino. E altre ignote che non rivelerò mai…». Figli non ne ha mai potuti avere. Ma di figli – diceva sempre lei – «ne ho 150mila che ho fatto adottare a distanza grazie ad “Amore”», il programma che più di tutti le era rimasto nel cuore.

L’ultima volta della Carrà a Torino è stata il 28 ottobre 2019 al mercato di Porta Palazzo per registrare una puntata della sua trasmissione su Youtube. Con lei, l’amica Littizzetto. Prima, nel marzo 2019, l’avevano vista dalle parti del JVillage. Il suo cuore, nel calcio, batteva per la Vecchia Signora.

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