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Spettacolo
REGISTA DA OSCAR

Addio Lina Wertmuller. A Torino creò “Mimì”: «L’eroe degli operai»

Grazie a “Pasqualino Settebellezze” nel 1977 fu la prima donna in assoluto a ottenere una candidatura alle statuette. Nel 1988, sotto la Mole, girò il film “Ferdinando e Carolina”

Aveva 93 anni ma non aveva mai perso lo sguardo vivace e la voglia di raccontare storie. La vita artistica di Lina Wertmüller, scomparsa ieri a Roma, poteva dirsi compiuta e di certo ricca di soddisfazioni: era stata nel 1977 grazie a “Pasqualino Settebellezze” la prima donna in assoluto a ottenere una candidatura agli Oscar (ma per avere una “statuetta” dovrà aspettare il premio alla carriera del 2020), un record che rimase suo per moltissimi anni.

Solo quest’anno – e non è forse casuale che il suo ultimo saluto arrivi proprio ora, una volta passato il testimone a eredi più giovani – il cinema al femminile ha saputo ottenere i giusti riconoscimenti: dall’Oscar a “Nomadland” di Chloe Zhao alle vittorie di Cannes e Venezia delle registe francesi Julia Ducournau (con “Titane”) e Audrey Diwan (con “La scelta”).

La regista napoletana, rimasta nell’immaginario collettivo per i suoi onnipresenti occhiali bianchi e per i lunghissimi titoli dei suoi film, dai primi musicarelli con Rita Pavone si è poi imposta con lavori come “Film d’amore e d’anarchia” e “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”, entrambi con la coppia – da lei creata – Giancarlo Giannini e Mariangela Melato.

Il suo nome per i torinesi sarà sempre legato al capolavoro “Mimì Metallurgico ferito nell’onore”, girato nel 1972 ancora con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. Il siciliano Mimì, in cerca di lavoro, deve partite alla volta del Piemonte in cerca di fortuna: solo e in una città a lui sconosciuta conoscerà Fiore, una ragazza lombarda di cui si innamora e con cui crea una famiglia. Ma i legami con la terra d’origine sono troppo forti e si metteranno in mezzo al loro amore.

Nel film compaiono le zone centrali di Torino, da piazza Castello e piazza San Carlo al parco del Valentino, ma anche il quartiere Mirafiori che è inevitabilmente l’emblema della città industrializzata al centro del racconto. In una sua autobiografia, lei stessa ne ricordava il successo: «La prima di “Mimì metallurgico” si tenne a Torino in un cinema di tremila posti che mi pare si chiamasse Ideal. Avevamo una paura terribile. La sala era piena di metallurgici e operai, in maggioranza meridionali. Si spensero le luci e cominciò la proiezione. Boati di risate. Mimì era immediatamente diventato il loro eroe».

Lina Wertmüller tornerà poi a girare a Torino nel 1998, per “Ferdinando e Carolina”, storia in costume tra Borboni e Savoia con Gabriella Pession e Sergio Assisi. Un lavoro interessante ma certamente meno riuscito di “Mimì metallurgico”.

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