proibizionismo
Amarcord
5 DICEMBRE 1933

Addio era del proibizionismo: negli Stati Uniti l’alcol è legale

Milioni di americani festeggiarono stappando una bottiglia

Erano le 17.27 di martedì 5 dicembre 1933, e milioni di americani festeggiarono stappando una bottiglia. Non si poteva festeggiare diversamente, d’altronde, perché in quel momento terminò l’applicazione del XVIII emendamento ed entrava in vigore il XXI emendamento. Ciò voleva dire che finiva l’epoca del proibizionismo. Nel giro di poche ore, milioni di americani poterono finalmente acquistare legalmente l’alcool (regolarmente tassato).

In pochi mesi, l’industria degli alcolici tornò ad essere un gigante, fornendo lavoro ad un milione di cittadini americani. Come mai era stato bandito l’alcool negli States? La messa fuori legge degli alcolici incontrava i favori di alcuni gruppi religiosi e femministi (all’epoca si diceva “suffragette“) che notavano lo sbandamento degli uomini, inebetiti dal consumo di alcolici e soprattutto superalcolici. Mettere al bando whisky, rhum e grappe, già. Ma come fare? Una legge poteva essere emanata facilmente, ma il governo successivo poteva abrogarla. Così, nel 1919 venne in mente di modificare direttamente la costituzione americana con un emendamento: proibite sarebbero fabbricazione e vendita di alcolici. Il divieto entrò in vigore nel gennaio 1920. Ma tra il dire e il fare, c’è di mezzo il… bere. Da un giorno all’altro, gli alzatori di gomito si trovarono con i bicchieri vuoti. Come era facilmente prevedibile, al posto di rassegnarsi, si impegnarono per cercare altrove la soddisfazione della gola. In alcuni casi, in modo perfettamente legale. Perché la legge permetteva l’uso di alcolici, ad esempio, per scopo medico.

Magicamente, l’alcool divenne un’ottima cura: ci furono casi di insigni dottori che prescrissero centinaia di ricette a base di whisky. In altri casi si costituirono club clandestini ove si entrava con vere e proprie parole d’ordine; il tutto per bersi un cicchettino in santa pace. Cicchettino carissimo, perché negli speakeasy (i bar clandestini) vino e rhum non mancavano, ma erano di contrabbando; e il contrabbando, si sa, impone dei costi. Una bottiglia arrivò a decuplicare il proprio valore. I baristi ne tenevano sempre qualcuna segretamente, perché la vendita “sottobanco” compensava comunque i rischi. La polizia, nonostante i controlli serrati, non riusciva a contenere il fenomeno del contrabbando. Così, per combattere gli ubriaconi si moltiplicò il fronte dell’intervento: ora oltre agli innocui habitué del baretto bisognava fare i conti con pericolosi gangster del calibro di Al Capone. Insomma: il proibizionismo conteneva in sé il germe del fallimento, anche perché, una volta vietato, l’alcool assunse anche il fascino della cosa proibita. Nato da una premessa genuina, il proibizionismo aveva fatto la fortuna delle organizzazioni mafiose e aveva rovinato tante famiglie. Diceva Churchill: «Quando una persona fuma sotto il cartello “divieto di fumare”, le si fa una multa. Quando mille persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” si toglie il cartello».

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