Sandra Casagrande, la pasticciera uccisa
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Lo sconforto dei parenti

ACCOLTELLATA. La bella pasticciera uccisa nel negozio da uno spasimante

A 26 anni dal delitto si scopre che ci fu un indagato e che, oltre agli abiti della vittima bruciati pochi mesi dopo, dall’elenco dei reperti mancano anche le banconote intrise del sangue del killer

A 26 anni dal delitto di Sandra Casagrande, si scopre che nell’indagine sul suo omicidio ci fu un indagato e che, oltre gli abiti della pasticciera bruciati pochi mesi dopo il delitto, dall’elenco dei reperti mancano ora anche le banconote intrise del sangue del killer. Notizie che amareggiano i famigliari che non possono dimenticare di aver perso Sandra, barbaramente uccisa con 22 coltellate, la notte del 29 gennaio 1991 nella pasticceria “Due Torri”. Si chiedono se davvero si sia fatto tutto il possibile per dare un nome all’assassino, e per questo stanno ricostruendo, con i pochi atti delle indagini ai quali possono accedere, quanto fecero gli investigatori durante l’indagine sul delitto e su quello che nel 2009 si tentò di fare riaprendo il caso. Si è così scoperto che per il delitto c’era un indagato: Leopoldo Giannetti, noto a Roncade come “il Pedro“, un cliente di Sandra che andava da lei tutte le settimane a comprare le paste per il figlio che viveva in paese con la madre, dalla quale era separato. Su di lui, si scopre a 26 anni di distanza e dopo la sua morte, si erano concentrate di più le attenzioni degli inquirenti, che avevano individuato nove sospettati proprio tra gli amici e i clienti della pasticciera. «Quel che emerge dai documenti è sconfortante – ammette il nipote di Bianca Casagrande, Gianni Fregonese. «All’epoca ci eravamo affidati alle forze dell’ordine, convinti che ci sarebbe stata giustizia. Col senno di poi, avremmo incaricato qualcuno di seguire le indagini perché è evidente che qualcosa non ha funzionato». Lo dice con amarezza scorrendo le carte dell’inchiesta e scoprendo che a poche settimane dal delitto gli abiti che Sandra indossava quando fu uccisa, furono mandati all’inceneritore. Reperti importantissimi, sui quali potevano essere rimaste tracce dell’assassino che, grazie alle moderne tecnologie, nel 2009 con la riapertura delle indagini avrebbero potuto svelare il mistero. E invece furono bruciati con una motivazione che ha dell’incredibile: «emanavano cattivo odore». E poi quell’archiviazione, dopo solo sei mesi d’indagine. «Ci fa star male il dubbio che siano stati fatti degli errori – commenta il nipote – come quelli sui reperti». Perché dall’archivio reperti sono sparite anche le banconote intrise del sangue di Sandra e di un soggetto sconosciuto, che erano state trovate il giorno dopo nella cassa di un distributore di benzina. Lo si scopre dalla richiesta di archiviazione nel 2011, quando scrive al Gip: «Hanno dato esito negativo gli ulteriori accertamenti dattiloscopici che si sono potuti effettuare ormai solamente sui negativi e sulle fotografie riproducenti le tracce digitali impresse nel sangue di cui erano intrise le tre banconote da 10mila lire associate all’evento delittuoso». Nel fascicolo del pm ci sono foto e negativi, ma dove sono le banconote? Sono andate perse o sono state distrutte? Un giallo nel giallo.

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