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ARTE CONTEMPORANEA

Acciaio, marmo e ferro: le sculture di D’Oria in mostra alla Benappi

Dal prossimo 6 maggio alla galleria di via Andrea Doria 10 la rassegna dell’artista formatosi all’Accademia Albertina. Al centro delle opere «i punti di forza e le debolezze umane»
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Sin dai primi lavori Carlo D’Oria ha messo al centro della sua ricerca l’uomo. Ed è ancora la condizione umana, analizzata in questa nostra travagliata epoca, ad attraversare come un fil rouge unificante, le opere dell’artista torinese in mostra dal 6 maggio alla Galleria Umberto Benappi di Torino nella rassegna “Tempo di Passaggi – mostra retrospettiva dello scultore Carlo D’Oria” (rimarrà allestita fino al 5 giugno). Curata da Roberto Mastroianni e presentata nell’ambito delle “Gallerie di primavera”, secondo capitolo di Exhibi.To, il nuovo evento di arte contemporanea che ha debuttato nel settembre scorso e che per quattro giorni, fino a domenica prossima, darà una “ventata d’arte” con le aperture coordinate di diverse gallerie torinesi (dalle 15 alle 19). La rassegna ospitata nella storica galleria di via Andrea Doria 10 porterà, in questo contesto, all’attenzione dei visitatori i lavori realizzati da D’Oria in un arco di tempo che va dal 2005 al 2021. Corten, marmo, ferro sono i materiali usati dall’artista, formatosi all’Accademia Albertina di Torino, per descrivere, con forme essenziali e minimali, pur nelle grandi dimensioni delle installazioni, la precarietà dell’esistenza, quegli inevitabili “passaggi”, quelle trasformazioni politiche, culturali, antropologiche che incidono nella vita dell’uomo. E lo fa con Germogli” ed “Evasioni” (2016), “Assembramento” (2020) esposti al piano terra e nello scalone, con “Fossili” (2011), “Confini apparenti” (2005), “Assembramento” (2020), “Lavacro” (2006) e “Go Down” (2011), presenti nel salone, è ancora con le opere “Battaglia” (2021), nel disimpegno, e “I pensatori” (2021), in galleria. «Quello che D’Oria mette in forma non è, però, una rappresentazione angosciante o cupa della realtà – spiega il curatore – ma un affresco scultoreo e figurativo della nostra comune condizione umana nei suoi punti di forza o debolezza, nella sua grandezza e tragicità. La sua “figurazione/non figurazione” è soggetta a un processo di astrazione teso ad individuare le linee di forza e i contorni della dinamica presenza umana nel mondo e così facendo sviluppa opere narrative dal forte impatto iconico, in cui la rappresentazione dell’umano è riportata ai tratti essenziali della dimensione antropologica». «Da non perdere»

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