Finanza scopre laboratori clandestini. Dentro lavoratori schiavi pagati 30 centesimi l'ora (foto di repertorio).
Cronaca
Denunciati tre imprenditori di origine cinese

Abiti di “puro lino” ma erano falsi, scatta il blitz della Finanza: sequestrati più di 20mila capi [FOTO E VIDEO]

I “baschi verdi”, insospettiti dai prezzi troppo bassi praticati in una boutique di Torino, hanno iniziato gli accertamenti scoprendo che quei vestiti erano fatti di acrilico e poliamnide

Più di 20mila capi d’abbigliamento per donna falsi, fatti passare per “puro lino“, oltre 125mila etichette ed imballi contraffatti e già pronti per essere avviati a lavorazione. E per finire, qualcosa come 170mila euro, centesimo più, centesimo meno, occultati all’interno delle fodere di alcuni cappotti stoccati in un magazzino e la cui provenienza è ora al vaglio degli inquirenti: questo il bilancio dei sequestri eseguiti nei giorni scorsi dalla guardia di finanza di Torino che ha beccato tre imprenditori di origine cinese denunciandoli alla Procura per frode in commercio, reati contro l’industria e il commercio, contraffazione marchi e ricettazione.

ACRILICO E POLIAMNIDE INVECE DEL LINO
Tra il materiale sequestrato figurano anche 7 apparecchiature industriali destinate all’illecito confezionamento di vestiti, 2 macchinette conta soldi professionali, un milione di metri di filato per la rifinitura sui vestiti con indicazioni merceologiche false. I “baschi verdi”, insospettiti dai prezzi troppo bassi di alcuni capi di abbigliamento in vendita in un negozio di Torino, hanno iniziato gli accertamenti, supportati dalle analisi scientifiche effettuate dal laboratorio chimico BuzziLab di Prato. Gli esiti hanno così confermato i sospetti delle “fiamme gialle” svelando la reale composizione dei tessuti spacciati per filato di pregio, con tanto di etichetta e claims tipici della sartoria toscana con richiami anche al Fiume Arno, ed invece composti, in buona percentuale, da filato acrilico e poliammide.

DEPOSITI SCOVATI A PRATO
Le successive indagini hanno portato all’individuazione degli importatori della merce fasulla con depositi a Prato punto nevralgico nonché sede di grandi aziende importatrici gestite da imprenditori cinesi.

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