femminicidio
Cronaca
IL FATTO

A Torino 330 donne assassinate dal ‘70: il killer è quasi sempre un conoscente

Lo studio di una ricercatrice dell’Università: i casi di «overkilling» e i rischi per le prostitute

Francesca Pecoraro aveva quarant’anni: il suo cadavere venne trovato all’interno di una Bianchina rubata e data alle fiamme. Siamo alla fine del 1983. Faceva “la vita”. Come Giovanna Bichi, 64 anni, prostituta per mantenere il figlio tossicodipendente. Come Maria Corda, Clelia Mollo e Laura Belmonte, vittime del serial killer Giancarlo Giudice. E poi Martine Beauregard, assassinata e gettata in un canale a bordo strada, certo vittima di qualcuno che conosceva. Probabilmente vittima di quello che viene definito «overkill» in uno studio sui “femminicidi” a Torino, dal 1970 a oggi, pubblicato sulla rivista internazionale Journal of Interpersonal Violence: «overkill» indica un omicidio maturato quando la violenza è andata oltre le intenzioni, un rischio che è quattro volte più alto quando vittima e carnefice hanno un rapporto di conoscenza e, in qualche modo, questo rapporto è malato, minato da turbe psichiche o deficienze nella mente dell’assassino. Così come per Giudice, che una delle sue vittime chiamava «zia», vedeva le donne cui si accompagnava come delle «vecchie» che incarnavano la sua matrigna, o per quei fidanzati o mariti o presunti compagni che hanno ucciso per gelosia, o qualunque altra ragione malata che li ha portati a disprezzare chi dicevano di amare o possedere. «Amore malato» si definisce, sbagliando, ogni femminicidio. Come quello di Maria Montanaro, giovane e bella, che viveva vicino a Chieri con un gatto e un labrador, assassinata con tre colpi di pistola in faccia, mentre dormiva nel suo letto, dall’ex Gaetano De Carlo, carrozziere di 55 anni, che poi si è fatto duecento chilometri in auto per andare ad assassinare un’altra donna in Lombardia, Sonia Balconi, prima di tirarsi infine un colpo in testa. Poi si potrebbero citare Floreta Ismani, Mariangela Corradino, tanti nomi, tante storie: madri, figli, mogli, fidanzate, sconosciute, donne di mondo e casalinghe, vittime solo vittime come animali al macello: soffocate, pugnalate, colpite da proiettili, massacrate, umiliate e profanate. Lo studio è del gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Georgia Zara, docente del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, e, spiegano dall’ateneo, si tratta del primo lavoro di ricerca svolto in Italia in materia e uno dei pochi al mondo. Lo studio intitolato “Violence against prostitutes and nonprostitutes: an analysis of frequency, variety and severity” ha esaminato 330 casi di femminicidio avvenuti a Torino e nella città metropolitana, tra il 1970 e il 2020, commessi da 303 uomini autori di reato. Come facile intuire, solo una piccola parte dei femminicidi avviene in un contesto anonimo (9,2%): la maggior parte delle vittime dello studio sono state uccise da un uomo che conoscevano (90,8%). Nel 53,8% dei casi c’era una relazione intima tra l’assassino e la vittima e nel 36,9% dei casi era addirittura un conoscente. Parlavamo di «overkill», che pare verificarsi più frequentemente quando la relazione tra vittima e autore era disfunzionale ed emotivamente tesa (nel 53,9% dei casi). Anche per le vittime prostitute, il cui rischio di essere vittime è quasi cinque volte più alto che per qualsiasi altra donna. L’età media delle donne prese in esame dalla ricerca era di 44,31 anni. L’83,0% delle vittime erano italiane, mentre il 17% erano straniere. Gli autori di femminicidio sono 303 con un’età media di 42,88 anni: 288 di loro (95%) hanno ucciso una sola vittima, mentre 15 (il 5%) hanno ucciso almeno due vittime in episodi distinti. Nel complesso, il 26,4% degli autori di femminicidio aveva precedenti penali ufficiali. È guardando non solo al tipo della relazione, ma soprattutto all’intensità (intima/affettiva versus professionale versus superficiale) e alla qualità della stessa (disfunzionale o patologica) che un’a c c u ra t a valutazione del rischio differenziale può essere pianificata, e misure di intervento informative e preventive possono essere realizzate.

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