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PIEMONTE

A cena con i vini della cantina Giuseppe Cortese

È anche grazie al vino Rabajá di Giuseppe Cortese se il Barbaresco oggi è conosciuto in tutto il mondo, con vendite in tutti i continenti, dal Messico, agli Stati Uniti, al Giappone, passando per Germania, Canada e Regno Unito

Lungo la Strada Rabajà, nel borgo di Barbaresco, Gabriele Occhietti, anima commerciale della cantina Giuseppe Cortese, racconta con passione e orgoglio la storia di una famiglia legata da tre generazioni ad un piccolo vigneto con viti vecchie di 70 anni e 8 ettari di terreno calcareo e argilloso, ricchissimo di minerali.

Il vino Barbaresco nacque a metà del 1900; l’enologo Domizio Cavazza è stato il pioniere nella vinificazione del vitigno Nebbiolo, coltivato da sempre sulle colline che circondano il paese di Barbaresco, trasformandolo in un vino di straordinarie qualità, grande intensità ed eleganza, così come pioniere è stato anche Giuseppe Cortese nello scommettere con forza su questo vino ed esportarlo per primo.

Il Piemonte è un territorio vitivinicolo che affascina per la sua straordinaria produzione vinicola, con un patrimonio di 45.000 ettari di vigneto, tutti situati in collina e anche in fasce di alpeggio dove predomina il lavoro diretto e manuale, e le rese per ettaro sono controllate per esaltare volutamente la qualità delle uve. Il centro produttivo del Piemonte si trova nel sud delle Langhe. È qui che nasce il vino Barbaresco che può essere prodotto esclusivamente nel territorio di tre comuni (Barbaresco, Treiso e Neive) per un totale di 2.400 ettari vitati.
È anche grazie al vino Rabajá di Giuseppe Cortese se il Barbaresco oggi è conosciuto in tutto il mondo, con vendite in tutti i continenti, dal Messico, agli Stati Uniti, al Giappone, passando per Germania, Canada e Regno Unito. I vini di Giuseppe Cortese possono essere degustati in ristoranti raffinati o acquistati online presso l’enoteca Svino.it, che permette di farsi recapitare direttamente a casa questi gioielli dell’enologia nostrana.

La famiglia Cortese si dedicava all’agricoltura fino a quando Giuseppe nel 1971 decise di produrre il primo vino e fu così che nacque il famoso Barbaresco Rabajá della cantina. Si tratta di un vino molto strutturato con un finale lungo e sontuoso, persistente al palato con note di frutta rossa fresca. Eccellente da degustare come vino da meditazione, si sposa bene anche con selvaggina, carne rossa arrosto e formaggi stagionati. La produzione di Barbaresco Giuseppe Cortese è di 10.000 bottiglie all’anno invecchiate per 18 mesi in botti di rovere di Slovenia e con un minimo di 6 mesi di affinamento in bottiglia.

Secondo Gabriele Occhetti, che è anche membro del consiglio dell’Enoteca Regionale del Barbaresco, è “importante porre l’attenzione su tutte le diverse interpretazioni del Barbaresco, che è grande in termini di diversità, ma non in termini di volume”. Occhetti crede che “la gente dovrebbe guardare alle Langhe come guarda alla Borgogna – poi, dentro di tutto ciò, c’è l’uva, il Nebbiolo. In Borgogna ci si dimentica che si parla di Pinot Nero e si parla invece dei tanti cru diversi”. Occhietti vede inoltre il potenziale “per collaborare con altri settori in Italia, ad esempio moda e automobili, o in altre regioni del mondo, come la Borgogna”. In definitiva, l’obiettivo è dare la giusta importanza al Barbaresco e farlo uscire dall’immagine di versione “femminile” del Barolo.

Oltre al Barbaresco, Giuseppe Cortese produce anche una splendida e piacevolissima Barbera d’Alba ed i tipici vini piemontesi Langhe Dolcetto e Langhe Nebbiolo, che mostrano un carattere forte come quello della terra da cui provengono.

 

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