massimo suicidio treno
Cronaca
CARMAGNOLA

A 19 anni muore sotto il treno su cui viaggiava la sua mamma

Il preludio del dramma sui social con un video e una foto su Instagram

Venti secondi per cinque capitoli di una tragica “storia” su Instagram: i primi video frammenti sono un elogio all’anarchia, gli ultimi due il preludio della fine di un ragazzo che adesso nessuno riesce a comprendere. Con un giovane di 19 anni (venti li avrebbe compiuti il prossimo aprile) che si lancia sotto il treno su cui arriva la mamma, dopo aver postato sui social due filmati che potrebbero servire a spiegare (se ci sono) le motivazioni del folle gesto.

Il dramma si consuma alla stazione di Carmagnola, alle 16.45 di ieri. Quando il macchinista del “3313” Torino-Savona vede il giovane che gli corre incontro sui binari, ma non riesce a frenare in tempo. «È Massimo», urla disperata una funzionaria dell’Arpa che viaggia sul convoglio. E purtroppo, le confermeranno poco dopo, è così. Il corpo straziato è quello di Massimo Giulio, suo figlio. La donna è sconvolta, si sente mancare. Il capotreno prova a sostenerla, poi arrivano gli uomini della Polfer che adesso sono al lavoro per capire se una ragione c’è. Ma sono tante le domande a cui trovare una risposta. A partire dalla prima: perché Massimo, che era salito su un treno da Porta Nuova a Cuneo dove viveva, si è fermato lì? Perché aveva interrotto il suo viaggio nell’ultima fermata prima di varcare il confine immaginario con la provincia Grand, e non era andato a casa? La mamma, cui il 19enne aveva detto di essersi fermato a Carmagnola, aggiungendo che l’avrebbe aspettata lì per concludere il viaggio assieme a lei, non sa rispondere. E neppure il papà, che adesso continua a chiedersi cosa ci sia dietro quelle storie su Instagram pubblicate dal figlio ieri pomeriggio, probabilmente pochi minuti prima del folle gesto. È stato lui a notarle e a segnalarle alla polizia, che ora le ha acquisite sperando servano se non altro a dare una spiegazione a una tragedia che in apparenza non ne ha. Nel primo filmato, di pochi secondi appena, si vede il cartello della stazione di Carmagnola. Poi, mentre il telefonino inquadra un treno, spunta un dito medio. «Tanto – dice la voce di Massimo in sottofondo – i soldi non ve li do neanche se mi fate scendere, figli di puttana». Segue l’ultima storia: una mano con le nocche insanguinate, il tag “Carmagnola”, e una scritta in sovraimpressione: “D’ora in poi non uscirò più di casa per il semplice fatto che non mi so far rispettare”. È la mano di Massimo? Il sangue è forse il segno di uno sfogo dopo che, per qualche motivo, è stato fatto scendere dal convoglio? O è sceso lui, che sui social aveva pubblicato alcuni post in cui sembrava vantarsi di viaggiare senza biglietto, dopo aver visto i controllori arrivare nello scompartimento? Certezze, in questa storia, al momento non ce ne sono. E anche le risposte, forse, servono a niente. Se non a interrogarsi su certe fragilità dei giovani come Massimo, con i suoi capelli lunghi e mossi e lo sguardo dolce di un fanciullo con il cappellino girato indietro. Come tre giorni fa, quando ha pubblicato una foto fumosa con lo sguardo arrabbiato “scattata durante la quarantena”. Una provocazione, sembra, per quel mondo fuori che non capisce i ragazzi e, con la pandemia, è diventato indecifrabile anche per i grandi.

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