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Il Borghese

«Battisti? Un uomo onesto»

Ieri abbiamo descritto, con tanto di nomi, cognomi e fotografie i terroristi, capi, strateghi, magliari dell’eversione e biechi esecutori che grazie al perdonismo imperante nel nostro Paese, stanno trascorrendo una seconda giovinezza, a tratti persino dorata, a spese nostre, oggi ci pare giusto, al fine di capire dove viviamo e con chi, pubblicare una parte di quei 2.500 esimi personaggi che firmarono un appello per la liberazione di Cesare Battisti. Un appello che cominciava così: «Un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista nel rimettere in gioco fino in fondo se stesso e la storia che ha vissuto». Era il 2004. E tra loro c’era pure Roberto Saviano, nuovo guru di quell’Italia parolaia che sinistramente invoca la giustizia a tutti i costi, ma poi ritrae la mano.

Così come fece con la firma all’appello, prontamente cancellata perché non offuscasse il mito di Gomorra e l’eroica (?) azione del suo cantore. Lo facciamo per puro spirito cronistico, e senza commenti. D’altra parte le firme (ormai ridotte a circa 1.500) sono consultabili da chiunque su Internet. Dunque sono pubbliche. Si dirà che il 2004 era un secolo fa, almeno in questa storia vergognosa dell’estradizione negata. E forse è anche così. Ma c’è chi, a sottoscrizione chiusa, anche in forza ad un potere conquistato con il matrimonio, la sua l’ha voluta dire lo stesso. E direttamente al presidente Lula con il quale pare di capire intrattenesse relazioni cementate da affetto e comunità di interessi. Parliamo di Carla Bruni, ormai per tutti Carlà, o – nei salotti buoni – la Premiere Dame di Francia.

La sposa quasi anoressica di Sarkozy che avrebbe ammesso – come svela Bruno Berardi, uno dei figli di Rosario, il maresciallo ucciso dalle brigate rosse a Torino nel 1978 – di aver fatto pressioni sul presidente brasiliano a favore di Battisti rinfacciando un favore personale. In forza di quale motivo, di quale antica amicizia, di quale dono da contraccambiare non è dato di sapere. Anche se intrigherebbe eccome, conoscerne le motivazioni. Di Carlà sappiamo soltanto che non è alla prima esternazione a favore di ex terroristi. Ricordiamo tutti la sua crociata a favore di Marina Petrella, altro fiore all’occhiello dell’ex dottrina Mitterand, e mai riconsegnata all’Italia in forza di supposti motivi di salute. Segno che non è la prima volta che ci viene negata giustizia. Ma con Battisti è una faccenda ancora diversa: in lui c’è la personificazione della beffa, della mezogna e dello spregio più infame. Semmai gli venisse conferito lo status di rifugiato politico di fronte al mondo noi che siamo campioni di buonismo e dispensatori di perdoni anche non richiesti, passeremmo come uno Stato canaglia e come se non bastasse saremmo costretti a dare ragione a Madame Carlà che, tra l’altro si vanta di «non sentirsi più italiana».

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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