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Il Borghese

E ora riprendetevi i viados

Sono d’accordo con Margherita Boniver, cresciuta all’ombra di Bettino Craxi e, come lui, capace di poche e lapidarie parole: negare l’estradizione di Cesare Battisti, pluriomicida adesso decorato con il passaporto di vittima della nostra presunta repressione poliziesca, è stata una carognata. E alle carognate, ci perdoni la diplomazia capace di tante arzigogolate circonlocuzioni, ma di poca sostanza, si risponde a tono. Con un’altra carognata.

Per esempio respingendo al mittente, cioè al Brasile che con un insopportabile sfottò ci definisce “fratelli” (sic dixit Josè Cardozo, nuovo ministro della giustizia) quell’esercito di femminielli, prostitute e travestiti che prosperano sui vizi e sulle inconfessabili voglie del bel Paese. Ne trarremmo un duplice vantaggio: ripuliremmo con un bel colpo di spugna i nostri marciapiedi e daremmo un bel colpo all’economia brasiliana senza mettere a repentaglio commesse milionarie che, ironia della sorte, provocherebbero solo altra cassa integrazione alle nostre aziende. Una sorta di legge del taglione dove si scambia sesso mercenario con il piombo degli assassini. Ma ve lo immaginate, come suggerisce un lettore, un bastimento carico di varia umanità e incerta sessualità che sbarca sulle bianche spiagge di Rio, in un tripudio di seni posticci e stivali alla cavallerizza? Immagino che il pacco dono ci frutterebbe un richiamo dell’Alta Corte dell’Aja a cui il nostro ministro degli Esteri si è appellato per far valere i nostri diritti di Stato democratico e anche un’ondata di dissenso da parte di sinceri democratici e viziosetti vari.

Scherzi a parte, quel che è certo è che la decisione brasiliana merita una risposta durissima, commisurata all’affronto fatto a chi porta tutt’ora sul proprio corpo i segni della ferocia dei Pac, che di proletario avevano solo la sigla, ma che nella triste realtà dei fatti agivano come assassini prezzolati. Ma quel che è peggio è l’essere considerati uno Stato canaglia nei confronti dei propri detenuti, compresi quelli che hanno fatto del terrorismo una professione insanguinando l’Italia che, tutti, senza eccezione, ormai sono liberi. In barba alle sentenze, agli ergastoli e soprattutto al dolore quotidiano delle vittime. Possibile che uno Stato tanto perdonista faccia paura a questo Brasile diventato l’eldorado per eversori e assassini? E che sia proprio Lula a darci lezioni di democrazia, dimenticando gli squadroni della morte che continuano ad imperversare per le strade del Paese che ha presieduto fino a pochi giorni fa? E che magari andava a pranzo nel celebre ristorante di Achille Lollo, l’assassino dei fratelli Mattei, che in Brasile ha ottenuto non solo ignobile clemenza, ma anche protezione e ricchezza.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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